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Full text of "Il marescalco"

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The Ahmanson-Murphy 
Early Italian Printing Collection 


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acquired with funds donated by 
The Ahmanson Foundation 


&° Franklin D. Murphy 
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UCLA Library 


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IL MARESCAL'CO 
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Alla Magnanima Argentina Ran: 
gona Pietro Aretino. 


H onoratiSignora, per non inciampare nello er 
rore di quelli , che hauendo figliuole fi credes 
no non pur tenere le mam che non le tocchi: 
no, ma gliocchi che non le mirino; ho cone 
chiufo meco di prendere partito di quefla 
mia , che fendo fernina non è punto differente. 
dalla natura delle donne, ne mi è gionato tener 
la mal veflità , er inornata , concedendole ape 
na lauarfi il vifo con l’acqua, pura, che alfic 
ne mi fono accorto ch'ella conofce ognuno,cre 
dendomi che non la haueffe mai vifta alcuno è 
onde io che veggio in pericolo lo boner fuo , 
ea il mio ; poi che non poffo metterle in 2 
re di farfi Moma, vedendo la religione in 
cui alleuate le nobiliffime Donfelle pofte a i fer 
nigi voftri , ve la dono ; fperando vdire di lei 
qualcuna di quelle qualità che il Mondo ode di 
voi ; che bauere fatto della cafa voftra il ceme 
pio di pudicitia: co perche ella e alquanto bal 
danfofetta , infegnacele voi che fete lo effeme 
pio de i gentili cflumi à non paffare i termi 
m di hone(ta , nel fer Comedia della hiltoria 
del Marelcalco sil quale douea configliarfi di 
tor moglie con il gran Canaliere Guido Rane. 
gene , che fattolo capace di vna parce delle 
virtu della fua ( che mentre Dio glie la guar 
da , non dirò mai che Re muno fia più felice” 


di lui ) gli harebbe aperto gliocchi dimamie: 
rache farebbe-corfo a pigliarla. Hora ò per 
ferua , ò per aò che viaggrada, degnateyi 
di accettarla, che in qualunque modo vi flia 
‘ preffo , ella anantera tutte le parì fue di gra 
do ; come voi con la grandezze dello ammo 
vofiro, co con il prudente voftro valore , 
auangate, non folo tutte le magnanime Done 
ne matuttii Principi d’oggi di. 
Ac 


PERSONE. 


HISTRIONE 
GIANNICCO Ragzzîo, 
MARESCALCO Padrone. 
MES, IACOPO 

AMBROGIO . 
BALIA Del Marefcalco, 
PEDANTE 

PAGGIO Del Caualiere, 
STAFFIERE Del Dua 
CONTE 

CAVALIERE 

GIVDEO 

GIOIELIERE 

FIGLIVOLO © Di Meffer Iacopo, 
VECCHIA | 

CARLO | Veftito da Spofa. 
MATRONA 

GENTILDONNA 

MES. PREBVS 

FANTESCA Del Conte. 
STAFFIERE Del Conte, 


HISTRIONE, folo. 


(CU E non che ioriguardo è quella nobile gentilez3a, la 


quale vi ha fatto degnare dì vemre a ornare;ey è 
honorare quefto luogo con le voftre diuine prefente, 
fi come orna , eo honora il mondo con le fue diuine 
Magnifiante il grande HIPPOLITO DE 


| MEDICI, per Dio, à fe, per quefle Croae, che io 


adeffo adeffo,momò,borkora,im quefto punto, afcon 
derei in vno eo atera,aciò che i miei compagni non mi 
baueffero iftafera alla loro Comedia, a honorare il gran 
CARDINAL DI LORENO.ttla cagione 
e chei buffoli hanno datto la cura del Prologo eo del 
lo argumento ad vn goffo, ad vn bue, ad vn moccicos 
ne,che nongli bafta Pammo di veriirui dire come. 

| Magnamimo Duca di Mantoua effempio di bontà è 
di liberalità nel noftro peffimo fecolo, bauendo vn Ma 
refcalco ritrofo con le Donne, come gli vfurai con lo 
fpendere, gli ordina vna burla per via della quale gli 
fa tor moglie con nome di quatro milia feudi di dote, 
eo trafcinatolo in cafa del gentliffimo Conte Nicola, 
albergo di vertu, eo rifugio dei vertuofi (pofa per 
forda vn fanaullo, che da fanciulla era veftito. Et 


- fcoperto fi lo inganno il valente huomo ne ha piy al: 


legrez%a neltrouarlo mafchio, che non hebbe dolos 

re credendolo femina + Hora fe fi pecca mortalmene 

teà nondare vn cauallo a quel venerabile caftrone, 

che non ha paura d’effere vn Qium pecus , to teme 

di fauellare nel confetto voftro ditelo vois anfilo me 

viterebbenc gli firegoni , voli dire biftrioni che gli 
A ij 


diedero cotal cirio, Et fappiate Sionorl che non 
eraerror niuno à far che trafformato in ogni perfoz 
na io folo vi apprefenta[fi tutto quello che i miei 
fotij tutti infieme vi reciteranno , &r che fiail vero 
che io vaglia piu di loro vditeme , ey vdite poi effi, 
giudicate de î noftri meriti. 

eio baueff è farni lo argomento ( è feruitiale che 
lo chiami il Petrarca ) nonè (petiale ne (pedale che 
io non faeffi parere vna beftia, Io me ne verrei 
via togato , e laureato ( cafo che il lauro non foffe 
fioccupato intorno alle hofterie che non mi poreffe 
feruire ) co moftrando grauità nel paffeogiare , maez 
fà nello arreftarfi ; <> probità nel guardare, direi, 

5 pettatori fnello ama unquano , eo per meo di fcale 
tro à fe fottragge quina er quindi vopo , in guifa 
che alle auretce eftine godedello amore di in voglia 
facendo reflio fouente , che fu le frefche berbette al 
fuono dii liquidi criftalli cantaua l’oro , le perle, & 
Poftro di colei che lo ancide. 

e io foffi vna Roffiana con riwerenta parlando , io 
mi veftireidibigio , er diftinta , eo fcalZa con due 
candele in mano maSticando paternofiri , er infil&n 
do aue marie dopo lo bauere fiutate tutte le chiefe , 


pid chel meffere non fuffe in cafa , 9° compare, 
A 


alla porta di Madonna la percoterei pian piano, . 


eo impetrande vdienfa , prima che io verifi al 
quia le contereii miei affanm, i miei digiuni, <9° 
le mie orationi , è poi con mille nowellette rallegrato: 
la , leentrerei nelle fue bellezZe sche tutte gongo: 
lano nello vdir lodare i lorobegli occhi, le lor, bele 


lemani, e la lor gentile aria e facendo meranie 
Lliedelrifo , della fauella , della roffez%& , delle labe 
bra , co della candideZ de denti, fguainato fuori 
yna efclamatione diret, O Madonna tutte le belle 
di Italia non farebber degne di fcal&re wn pelo alle 
voftre aglia ,&7 tofto che io l’haueffi vinta conle ar 
me delle fue lodi, fofpirando le direi voftra gratia 
ha mal conao il piu leggiadro gionane yil piu va: 
go , e il piu rico di quefta. Citta, gym w tempo 
le piancerei vna letterina in manost9 ini mancareba. 
beno fcufe cogliendomia il fuo marito, «Etferfe li 
faprei direaltro che lino da filare ex vona da couare,. 
afo che iofojfi Madonna fchifa il poco, che faccea del 
la ariegia duo bocconi , er di quellacofa vno, Toe 
Sto che la fopradetta roffiana mi poneffe la lettera in 
mano , laguarderei prima a quella fog gia, ex in co 
tal modo, cr poi dandole d’una Vecchia poltrona 
nel capo, le direi conle dita in fu gliocchi , ioio, ti pa 
io di quelle an? incanta nebbia , bene bambini, caccia 
diuoli; e fquarciata cr calpeSia la carta la fofpianee. 
rei giù per la fcala, co apena toltomela dinanzi, ripi 
Qliato i pezzi di effa o ricongiuntoli infieme, & in 
tefo il tenor fuo,ni apprenderei al partito che pigliano 
le fauieseo che la imbafciata mi fo;fe Fiatn cara nò alla 
maniera referita dalla cpporttrice,ne farei fegno allo 
amite dal balcone, forrirendo cofi, cr nchinadonmgli 
cofi,<y cofi vez:egiando co la tefta m cotal guifa, 
cò la bocca acconaa cofi,ftringerei le labbra alquato, 
&' di poi le eprirei cò certi Sofpiretti troppo bentratti 
dal core cofithone hauédo le lagrime co le rifa à mia 
A iiy 


pofta , torrei la vola à qual puttana fi fia. Et conta? 
le arte farei lauorare il marcello di forte, che chi mà 
amaffe mà trarria dietro la robba con maggior furia 
che non mitraffe il cores er non è dottore in maréma 
fi fcaltrito che fapeffe cofi fauiamente riparare ad vno 
candolo , come ripareriaio con il mio marito; @fo 
che lo amico mi foffe trouato in cafa. | 
ome farei io bene vno affaffinato da Amore, non è 
Spagnolo, ne Napolitano che mì vin=ffe di copia di 
Sofpiri , di abbondanZa di lagrime; vr di cerimonia di 
parole , o tutto pieno di lufTuriofi taglietti verrei in 


- 


campo con il pag gio dietromi veftito de i colori donati 


mi dalla Diua,<o' à ogni paffo mi farei forbire le (carpe 
di certio pelo,<y fquaffando il penacchio con voce foma 
meffa ag girandomi intorno alle fue mura bifcanterei . 
Ogni loco mi attrifta oue io non veggio. 

Farei fare Madriguli im fa laude , eo dal Trombone 
cino componerni fufo i canti , cos nella berretta portes 
rei vna imprefa, ue foffe vno hamo, vn delphino, 
vn core, che difciferato vuol dire, amo delfino core. 
bi faria quel pazZo che ha paura che la moglie non oli 
fia rubbata dalle mofche , è dalle GanZare che fapeffe fa 
revn gelofo meglio di me #10 fuggellerei fino al de2 
ftro à adche gliamanti non vemfjero profumati per 
entrouia à farmi diuentar vn cormacopia, Ne balli, 
ne fefte , ne comedie, ne nozfé mi ai coglierieno , ne 
gioueriano fupplicationi di ama , ne di parenti ; pere 
che balli fefte , comedie, to 07% furon trouate dallo 
Dio Cupido, ex per confultare il luogo , & il tempo 
del voi mi intendete, 


& PRIMO 
D io ve'ldicdcome io contraferei vno auaro, vn pidot? 
| chiofo, e vn mifero. Inperfona, &o manu propria 
adacquerei il vino, pefarei il pane, <o mifurerei lè me 
néftre, eo: con letrnaglie non mi fi trarria wn foldo del 
le mani , &o litigherei duebore vn quattrino nel om 
prare tre libre di carne, le quali farei trinciare fi fot 
tili, che dieci perfone ne triumpherebbeno ; 9° farei 
meco cinque ò fei diete prima che io pagaffi il falaro 
al famiglio. | 
V nmilite glotiofo lafcifi imitare è queSiofafto. Tomi 
attrauerfarei la beretta a quefta foggia, mi fo(pendes 
rei la'(pada al fiancho alla beftiale, e laftiando ca- 
der giufo le calfette, mouerai il paffo come fi mucué 
al fuono del tamburo , dioé cofi : e conil guardo fies 
ro mireréi la gente in torto , co lifciandomi la barba 
con la mano , trifto quella pietra che mi toccaffe,il pie 
de, e il primo che ti attrauerfa(fe la firada lo taglie 
rei nel mezfo è appiccandolo al contrario lo mandez 
rei per ilmondo ome vn miracolo, Ah intemerata 
madre di gratia, abi benedetto Dio, ahi nel (iradiotto, 
leuami dinnaZi quello {pecchio che la mia ombra mi 
fe paura; a mi ant vegmamo al parafito è © come lo 
farei io di galantaria;cafo che il padrone frappa[fe me 
ro, ogni cofa glifarei buono, fe egli mi diceffe , Sono 
io bello?gli refponderei beliffinto, fon io valente? val:h 
tiffimo ; fono io liberale? liberalifJimos non ho io die: 
ceturchi inflalla è fi, nonho io veftimenti di brocmtò 
d'oro ? er d'argento, non ho io cento nylia ducati in 
coffa è cofi è, Non muoiono di me tutte le belle? tut: 
tes non godo.io d’una pentildonna ? Signorfi , il Rè 


ATTO 4 
non mi ama è vi adora + Lo Imperadore nonmi die 
de mille fanti è diede s nen canto io fosuemente è can 
tte, come fuono io?come Meffer Marco dalla A quilas 
che ti par del mio volteg giare*miracolosdel mio falta 
reiftupifcosdel mioifchermiresrinafcoset del mioicorre 
restrafecolo.In soma io gli fupgellerei ogni fuafrappa 
fi,che gli,cauerei dell’amma la vita nò che i danari del 
le marà,t2 le vefti di doffc:et promettendogli ad ogna 
hora abi novelli in otto giorm mi gli farei fratello. 

Vv no di quelli (oldati del Tinca farei ioberiffimo. Io di 
rei almio tempo il Dura Borfo fee vna gioftra con 
gli huomins d'arme da vero.I quali hauenanoi gam 
bali,i cofali, er il cupale di ferro, et al nio tempoi Bè 
tiuogli alle nozte loro ferno il gioco de la inguintana, 
oue io ruppi vna lancia bufa piena di vcalli, € dipin 
ta,in fei colpi, eo al mio tempo ballai alla feftadel Capi 
tano del mal nome con vna Signora, peraò conil faze 
geletto, perche allbora nò fi potra toccare la mano alle 
donne ballando , adeffo gli buomimi la tengono afcofa 
fotto la cippa con_mille caboldole; e 6 vna gran 
dishoneftà , ey vna gran ribalderia, bafia mò. 

V i confeffo bene che mi metteria wn beftial penfiee 
re di contrafare vn Signore , perche fe io foffi vn Sie 
gnore ( che Dio me ne guardi) non faprei mai come 

| loro non reconofcere fede di feruitere, ne benefi: 
ao di amico , ve carnalità di fange , ne potrei 
con la mia caftroneria aggiunger mai alla loro. Io 
non vo dire ignoranta. Ma ecconi la Giannico ; ò 
il fottil ladroncello , 0 il granghiotto attendete a 
lui che io mi raccomando alle Signorie vojtre. 


ATTO PRIMO 
GIANNICCO Ragazzo cantando 
MARESCALCO Padrone, 


Il nio padronto moglie in quefla terra 
im queSla terras 
La torrà, non la torrà, 
Ei l’haura, eg non l’haurà in quefta fera in 
quefta fera. 
Mar, Done diauolo e queftotrifto,puo farla natu: 
racha mai lo poffa bauere quandoio lo voglio: 
Rag. Lamifamale m porta, 
Mar, Et d’ondefi viene an? 
Rag. Tononmieraaccortodi uoi padrone buon pro» 
Mar, Chevuoldirbuonprò? 
Rag. Nol fapete voi? 
Mar. Chevuoitu cheio fappia? 
Rag. Voche fappiate de lamoglieche vi dail Si: 
‘ gnore, 
Mar. — Ah,ab,burle Cortigiane, 
Rag. Voive ne avedereto, 
Mar, Chiti badetto quefia ciancia? 
Rag.  Igentilbuomini,i pso gi,i fecreteri,i falcone? 
ri,gli vfcieri,et il trpero che fta in fu la tasola» 
Mar, Novelle dicorte, 
Reg. Parole. 
“Mar, Taa,fad, 
Rag. Olol'ho ara, 


Rag, I mio padron to moglie, 


È ATTO 
Mar. Perche? 
Rag, Perc he fio 


‘. Mar, Matto + 


Rag. Perdioche padrone che fi dice che voi fare, 
che voi dite,’ 

Mari Voitacere,d nd? 

Rag. Quelchepiacealla Signoria voftra. 

Mar, Ecmaneci,che c'è Meffere Iacopo? 


MES, 1AC OPO. MARESCALCO, 
RAGAZZO, 


Mes.Iacs Sempre titrouo in conclaui col tuo pino» 

Mar, Mal cheDio glidia. 

Reg, Anobis, 

Mar, Che dia? 

Rag. Chebaueteiltorto. 

Mes.Iac, Ab,ba, eccoci in comedia, 

Mar,  Parlad’altro che di moglie, fe non. 

Rag, Dichevolete cheviparlitdi marito? &fe 
tutto in mondo dice che il Signor vi da moglie 
perche no’! poffo dire anc'iot 

Mar. Chefi,chefi. > 

Mes.Iac, Per certo Gianrico ti dice cofa che non credea 
che ti foffe nuona, cr vemua per rallegrarmee 
ne teco, perche oltra lo effer bella, virtuofa, 
ben nata, intendo che ti da quattro milia feudi 
di dote, DIET, 

Mar, © \queflafariaben bella,fe io haneli iftaferaà 


PRIMO 
ter moglie (ene faperne cofa alcuna. 

Mes,lac.I Signori buoni rome il noftro hanno fatto prie 
ma il bene che altri babbia penfato di bauerlo, 
eo vfa fimili tratti accioche chi lo ferue fia er 
ro di effer pagato del fuo feruire,guando a fpe 
ra meno. 

Mar, USignorebàil miglior tempo di Signor che 
viua Dio lo mantenga , eo come fi fia, è me 
non lafregherà egli con quefta moglie, 

Rag. Toglietela,toglietela padron dole. 

Mar, — Pergitterlain vnpozo latorro. 

Mes.Iac, Invnpoz$o ehè 

Mar, Inwnpo73o,fi, 

Mes.Iac, Egli none fi grande huomo nella nofira Corte 
che non fi tene(fe beato hauendola. 

Mar. A’riuedera, 

Mes.Iac, A fpetta vn poco. 

Mar, Lafciatini di gratia. 

Mes.Iac, Afcolta te ne prego, - 

Rag, Vditelopadroncaro, 

Mar. Ilbaftante fi duole dan piede,eo bifogna che 
io vada,ne mi cacciarete carotte , non per dio» 

Mes.Iac, Gouernati pur da paz$6 al folito. 

Mar. Soncortigiano anche î0, 

Mes.Iac, Di poi che non te l’habbia detto. 

Mar, VienGiannico, 

Rag. = Venguieglilatorràbenfi Meffere: 

. Mes,Iac Tanto baueffe egli fiato,O,0,0, che beftiaccia, 

mi par cofi vedere che quefta pratica lo farà 
cacciare m mal hora,ma doue fiva Ambrogio? 


TATTO 
AMBROGIO, MES, FACOPO, 


Amb, E' pur gran cofa queSto voftro fempre parlar 
con voi Sleffo, <> fempre borbottate, 0 che 

il voSiro famiglio e vn ladro, ò che eglie è vno 
imbriaco ,d che filena à vefpro, dche lecci 
piatti,ò che,giuoca ò che va alle femine, è che 
non dice mai vn vero, ò che non fa fare vna 
imbafciate, d che mandate il corbo mandando 
lo n vn fersigio , tr gliapponete fino che dor 
me d cauallo , er hora di che vi dolete? 

Mes.Idc, Io ferneticaua meco del Marefcalco che nonvuo 
le vna moglie che gli delibera dare il Ducs, 
bellifima , &' ricchiffima, 

Amb. Può effere? 

Mes.Iac, Cofi è, e fe nonera io poco fà crucifiggea il 
fuo Ragaz{o nai 

Amb. Comeì 

Mes.Iac, Per bauergli detto che fi dice che egli to mos 
glie iftafera, 

Amb. Ah,ab,ah. 

Mes,Iac, Vn altro di contanta ventura ringratierebbe 
Iddio, e quefti lo rinega. 

Amb, Semprei Signori fanno bene à chi no’l merie 
ti,ò d chino”! conofce, 

Mes,Iac, I Signori fanno delle altre cofe, piu trifte, 

amb. © Voglio che andiamo à vedere conche fronte 

| egli comparifce è fpofarla, 
Mes.Iac. Dubbiti tu che non faccia cotal cerimonia alla 


philofophefca? 


Amb, 


PRIMO 
Ah, ah,doue fi fanno le noz%? 


Mes.Iac, In cafa del conte, 
Amb. Stabene,ritrouiamoci alla botte ga della verità 


fe vogliamo andare infieme alla feSta, 


Mes.Iac. Ella é detta addio, 


Amb, 
Bal. 


Roo, 
Bal, 
Rag, 
Bal, 
Rag, 


Bal. 
Rdg. 


Bal. 
Rag. 


Bal. 
Rag, 


Bal, 


Addio: 

BALIA, REGAZZO. 
Dose, doue ne vai cofi fantaflico ? che c'è di 
mono? 

Al cor,per la put, 

Io no t'intedo,che è del mio figlinolo di latte? 
Dimandatene al fuoco, 

Belle parole, 

Non vò più ftar feco,to' feio mi parto,feio mi 

parto. 

Egliti tratta meglio che tu nò meriti beftiuolo, 

Io dico il uero,egli mi havoluro tagliare d pez 
i. 

Si domine a peZZi,<o' perche? 

Per hauergli detto che tutta Mantua è pietta 

che il Signor gli da moglie. 4 
Che m dia tu? 

Il vangelo, Et beflemmia come un traditore 

che non la vuole,ma la torrà v'egli crepaffe, 

O benedetta fanta Naffi(fa ponetegli le mani m 
capo,et im mulieribus,-: nome tuum,s «ita dul 
cedo: panem noftrumy:<beneditta tu,:* egli 
la toglie ad ce, <<adte fufpiramus. «<io. fiarò 

come una (antarella,: «7 homo faStus eft, ce 

Dimmi Giannicco figlio ciand tut 


-_ 


Roo, 
Bal, 


Rsg, 
Bal. 
Reg, 
Bal. 
Rag, 


Bal, 


ATTO Mi 
Potti che non dico di, | 
Non beftemmiare , io te’l credoze fub pontio 
pilaro,vinos,to mortuos,«: le mie oratidi,i nue 
digiuni gli vo far queflo paffo , iofo voto alla 
Madonna de i fran di non mettere olio,ne fale 
ne i quoli i veneri di Marf0,t9' di digiunare 
le tempora in pane,<9 in acqua: lagrimarum 
velle::a malo Amen. Certo,certo,s’egli toglie 
ella farà la fuppa della mia vecchiezga» 
Volete altro? 
Dose vaigafpettami qui,lafcia fare ame. 
Nona voglio (tar fer, 
Afpettami dico: 
Io a[petterò,ma s'egli,bafta,bafta, m° intenda 
bene io andate, 


BALIA fola, 


Va poi tu,to' fatti beffe de i fogni , infine ifo 
gms non fono come la gente gli tiene, meffe 
nò, Nonaccade piu che per ad vada al mio 
padre (pirituale , anti voglio ritrouare il mio 
figliuolo , certo lotromero alla fialla, perche 
Sempre c’è qualche cauallo al pollo pefto | ma 
eccolo, ventura dio che poco feno bafta, diffe 
la buona memoria del mio marito» 


MARESCALCO. BALIA, 


Oue andate cofifirahora? 


PRIMO RG 
Aridaua dal'imo confeffore per vna chfa inte 
portante. L° 
Che importanza è quefta?fi può dire? 

Si può dire,gy non fi può dire. | > 

Dice fufa, AA Di 
Lo andaua a farmi fpianare vn fogno , ma' per 
che lhò impertrepato per la via vengo à te, 
fenZa andare a lui, sy Snai 
Su contaten il fogno. RGRAE, 
Mi parea iflanotte preffo all’alba , effere nele 
l’horto a pie del fico a federe , ty mentre che 
io afcoltana vno vecllino che cantivia improe 
uifoyeccoti vn'buomo befliale che recatofià no 
iail canto delpouero vecalletto plitrabena fafe. 
fio uccello pur cantuua, egli pur trabes 
ua,ty quel cantando, co quel hrando, io gare 
rina con l’huomo, <7 l’huomo Garriua mero, 


— alla finfine Puccellino eralafciaro fat fafoil 


fico, hai tu meefo, | 
Haggio, ma ilcafoe à intendere come ‘lo in 
tende hora voi, LANLRS 
L’uccellino che cantaua,ò il tuo Raga7% che 
dolcemente ti ragionana della moglie, l’buoe 
mo befliale fei tu che lo nvinaccì ra pioniando» 
cene,ey io,fon' io, che fedea fotto al fico , ‘che 
tento farò, ey tanto dirò che torrai quefta mo 
gliesche buon per te i 
Credo che il mondo godade i fatti miei odi 
con che trama la mia Balia mi foia, patente, 
pur che il fignoichabbia di me piacresio l’hò 

B 


Bal, 
Mar, 
Bal, 
Mar, 
Bol. 
Mar. 
Bal, 
Myr, 


Bal, . 


Mar, 
Bal, 


ec TR 
aaro,perche è fegno di amore quando il padro 
ne fcherZa col feruidore, : 
Sufo deftati , <a efci di biafmo, ta di peccaità, 
Perche di bia/mo,ty' di peccato, 

Tu lo fai perche, 

Hoio crocifixo Chriftos 

NÒ ma, 

Che vuoldir nò ma, | 
Vuol dire, Det. 
Che? 
Che hai fatto peo gio. | 

A\che mg n 

Tu.lo fai ben tu,hor fa à fenno mio toglila fis 
glio,eo affettati vn poco dell’honore, e lafia 
andare le giouentudini , <> comindaà dar 
prinapio alla cafa tua,che fai purche fei folo, 
<il Signore ti donera l’arme, o fi farai 
chiamato de i tali, eo de i corali, 

O dio,ò dio che tormento è quefto mio, 
Poueretto, poweraccio; pouerino, faitu cio che 
fi fia il tor moglie? 

No”! sò, eo not vò fapere. 

It paradifo,il paradifo è il torla, 
Sife.loinferno foffe paradifo, pr 
Afcoltami di gratia,et poi corpo tuo,fpirto tuo» 
Hor dite che vi afcolto,... .. i Rotat 
Come lamoglie fiail paradifo,ecco cheioti di 
co Tu arrivi in cofa,et la buona moglie ti viene 
incotrai capo della fcala ridendo,et cò vn’ama 
reuolezZa di core dandoti di vn benmenato nel 


Bal, 


Mar. 
Bal. 


PRIMO: 
anima ti lena le vefle dadoffo , poi tutte feSles 
uole te fi riuolge innanzi, e7 effendo fudato ti. 
afciuga con alcuri part fi bianchi et fi delicati 


Che ti confortano tutto quanto sr poflo il vi, 


nic in frefco to apparecchiato la truola, 
fattoti buona peZ<a vento ti fa orinare, 

Ab, ah, 

Che ridi tu gocaolone? orinato che tu hai ti 
pone d cena,t9 affettati à federe,co ti aguza 
l'appetito con certi intingeletti, con certi matà 
carettiche ne beccherebbero i morti, tr mene 
tre mangi ella nò.refta mai cò le piu dolci mas 
niere del mondo di porti ananti bora quefta, er 
bora quella vinanda, <y ogm buon boccone ti 
porge,dicendo mangiate queflo , mangiate que 
fl'altro,anche vn poco per mio amore fe mi 
amate,co con fimili parole tanto melate,et tan 
to inZucherate che ti mandano non pure in pa 
radifo,ma piu fufo millanta miglia. 

Che fa poi dopo cena queta moglie? 
Chiama il marito a letto poi che ha mandato 

in il abo, <> prima chelo fca colcare in ef 

pi gli laua con acqua bollita con lauro , fale 
uia ; <7 rofmarino i piedi molto bene , d9 tos 
flo che gli hà (puntate lunghe , forbitolo, 


—& friugatolo a fuo fenno;-lo aita a porre 


inletto cy fatto raffittare le cofe di tuuola 

to di camera , eo dette le fue diuptiora glie 

entra à lato tutta confelata, er abbracaato 

fre dolce CI NIOR 
Bi 


Mar. 


Bal, 


Mar, 


Bal, 


ATTO 15 

conforte bafciandolo tutrauia gli dice cor mio, 
diinivà, ma, cara fperan3a, cato fangue,figlio' 
dolce, padre bello, non fon’io-la tua putta è la 
tha gioia,la tua figlia. èt cofi trattaro un buo 
mò non è in paradifo, ©! © 
Non pare d me,mathe fine hanno tante carez 
(e da 
Hanno,che fi viene a feminate ifigliuoletti fan 
tamente ,mon pur dolcemente, Vien poi lamat 


tina, la follecita moglie -ti porta le tue voue 


frefehe, eo latua campfcia bianca, cr mentre 
che ellati gita veftire mefcolando alcuni bafeî, 
con le foaui paroletce n fa tante aanae intorè 
no, che hai quella confolatione di lei, che fi ha 
im paradifo de gliangeli, RA, SEO 
Hauete jimeo di dire? | 

Come finite? appena ho io cominciato , Eccotî 
il vero,<7 il marito torma'a cafa molle pieno di 
neue,7 ag ghiacaatò ; to la valente moghe 
mutatoti. di drappi fi riftora con buon fuoco in 
vn baleno, 7° tofta che fei rifcaldaro 11 defina 
re è in ordine , gr con naoue mineltrine, er 
con nuovi faworett n rijufeita tutto eo cafo che 
mu babbia qualche fantafia,come accade, ella n 
fimoftra bumale dicendo che hanete voi, che 
penface,non vi date faftidio, Dio a aiterà,&r 
Dio ci preuederà,di modo che ogm manencoe 
ma ti torna in allegre2a. Vengono poi i bam 
bimi,i cagnolina,i buffonaini,ò Dio che confola 
Rone,che dolcezza fente il padre quandoil fan 


Mar. 


Bal. 
Mar, 


Bal, 
Mar, 
Bal. 
Mar, 


Bal. 


PRI:M:0r : 


ciullo glitoccril uifo eo.il feno.con quelleman > a si 


mi tenerine dicendogli pappà,il pappà , al pop 
pà,&r hovifto cadere di. wndolce non foche al 
fuono di quel pappa di maggior barbeidella 
tua ma quado farà ch'io vepgia anchora teò.. 
Il di di fan Bindo, la fefta-del quale e tre gior 
mi dopo il di del giudiao, Gra 
Hor mi hai tu intrfo? va 
Arcintefo vi ho. Et.bifogneria che voi parlaffi 
con vno di quelli male arriuati che d tauola,.in 
letto la mattina, la fera, tr fuori,.<r dentro,fi 
come tutti i demom foffero nel corpoidella fua 
moglie, cofi è tormenteto dalla alterezZa;dalla 
oftinatione, er dalla poca carità deffa , ez b0 


mtefo dire che minor pena è il mal francofe 


con tutte le folenmtà delle. gome,d:ll: bolle, c9' 
delle doglie con le podagre fue fcrelle «ppreffo, 
che non è lo bauere moglie. si medi 
Malanno che Div gli diaa.chi te lo-ha detto, 
Etchilo ha, è martire, * » vÙ 
Che fia veafo. 

Et vnfamiglio baNtaà fer.tutto quello che con fi 


lungn diariabayete conto,il qual fi puo cacaa 


rembordello d tutte le hore,che non fi puo far 
coft della moglie, | 

Certamente voi nen meritate fe nò quelle (por 
curie delle rouaglie €y de i lenQuoti lauat: con 
l’acqua fredda, ex fen<a fapone che fi vfano nel 
le voftre fudice Corti mamgoldi .. Ma ecco il 
tuo Ragaz3o,che fara buone le se parole, 

By 


“è TV 
è*$0)7% , 
L=) 


L 


Rag. 


Mar, 
Rag, 


Mar, 
Rao, 


Bal, 

Mer, 
Ra9, 
Mar. 
Rag. 
Mar. 
Bal, 

Reg. 
Mar. 
Bal, 

R4g, 


Mar, 
RaQ, 


Mar, 
Bal. 
Rap. 
Bal, 


ATTO: | 


RAGAZIZO. MARESCALCO, BALTA 


toa 
2A A 


bupatemi buona licen%e;che non lo bauerei mai 


véeréduto , che per bauerni detto della moglie 
voî mi baueffi voluto amma% fare, | 
‘At dbbaitanco abbai? 

E però fi gran male à dirche togliete moglie 
che mi bauete nella Falla, >» © 

‘Nor mi piace chetu lo dica. 

Se voi hanete è tor moglie nol poffoio dire 
come glialtri? 

‘Et dia la verità: 

Dice la merda: 

Apetitione di vna parola di moglie, 

AI fangue di, 

Non bifogna beftemmiar per vna moglie, 
‘Al corpo cheio lida, P 
Horfupazggrone, | © 

Non merito buffe perdir de la moglie. 

Per la putana. o 

Va la. 

seil fignore vi vuol dar moglie che colpa né 
hò io? 

To mi ruinerò certo, 
Il duca ha la colpa della voftra moglie, ty now 
Giannicco. 

Non mé tenete, 

Caftigalo è tempo, eo luogo. 

Il fignore è cagiò che togliete moglie et nò io 
Quefio è er. , 


PRIMO: si. 

Sua Eccallentia , e nonil voftro Ragazîo èi 
da moglie; » © | 
Ti darò 
l VÒ che mi diate, 

Ti Sta bene ogré male, non fi vuol dargli tane 
raficurtà, va incafa, inmalbora, | 
Cali 

Va incafa matticciuolo, 

Entra in afa adeffo; adeffo, ì 

Entro padr6 caro, padrò fanto, padron buono. 
Entrate anche voi Balia. i 
Come fi piae,0,0,0. 

MARESCALCO folo.. 

quanto era il meglio per me lo attendere alla 
bottega dalla quale mi ha diuifato it fiume del 
le Corti: io potra con quello che io mi guada 
gnaua darmi vnbel cempo, co ho voluto con 
quello chio perderò viuere come n difperde 
to, mifu pur detto che m‘queSte maladete 
re Corti non c'è fe non inuidia , tr tradimens 
hi seytriflo a chi meno ci puote. 'Vatti ‘con 
Dio che io flofrefco. Adire il vero fua Eccele 
lentia me ne ha parlato vn mefe fa, mami cre 
dea che quella burla[fe meco, er egli fa dado 
nero e ma che cofe crudeli fon quelîe, 
PEDANTE, MARESCALCO: 
Bonadies. @ uidagitis magifter mi? 


Perdonatemi maeSiro, che non vi bauea vifle: 


fi:fonfuord: me, 


B ii 


Pel. 
Mar. 


Pel, 


Mar, 
Ped. 


Md. 
Ped, 
Md. 


Ped, 


Mar. 
Ped. 
Mar. 
Ped, 


- Sisletys.. - 


AT:T@':;: 

Parlate per volgare , che ho altro-di penfare 

che a le voftre aftrologie. | 

Bene viuere,e letari , io ti apporto buone né 

uelle,e tanto buone,tanto buone. 

Che cofa c’è per me,che buona. fia? | 

Sua Eccellenta, fua Signoria Iuftriffima ti 

ama, &7 iftafera colegandoti al vinoulo- ma 

trimoniale ti copula ad vna fi fatta puella 

che te ne ha muidia totum orbem, 

Dite voi da fenno, 0 per tentarmi nella patiene 
Cha | 

Per Deum verum che il Signor noftro te la dà 

del chiaro. | 

Non mi a recherò mai. 

Ahifoio recati dinanfi è gliocchi le parole 

del facro Euangelio, | 

Che volete che io facaa d'effe 

Non dir coft. 

Sono contra alle mogliei Vangeli? 

Comecontra?imo fono il contrario , 9° con il 

loro effempio attendi, Dice la feguenga de lo 

Emangrelifta; ideft il fattore Coeli,eo: Terre ne 

lo Euangelio dice,che la arbore che non fa frut 

to fia tagliata, & pofiaal foco , onde il mas 

gnam[Jimo Signor, Duca noftro acaò che tu 

che fei in figura della arbore facaa frutto , to 

perche l’humano genere crefea, tr multipli: 

chi ti bdeletrwà gaudere di vna integerri: 

ma conforce, ey il tutto fua Ecclllentia ha conte 


Ped, 


PRIMO 
ferito. nobifrum-, co hami impofto. che ego 
agrm oratiunculam, cioè componga il fermone 
rutiale parlandoti idictamente, . 
O quefio fi che mi par cafo diabolico, certo 
io ii ho penfaro mille volce.dì moritmi in fi 


* lapaglia in Corte fi come la maggior parte de 


i Cortigiani hiwoiono , ma di pumre tutte le 
nvie Colpe con la rrudele penstenta della mos 
glie ci ho penfato tanto quanto di volare, 

Caro,ey vico Maréfcatco animaduerte là nel 
vecchio tefiamento &r vederai oculata fide fi 
come erano expulfi de i trmpi, e9 interdetto: 
gli ignem, eo-aquani,, tutti quelli che fterili 
di prole conulmuano la machina. mundiale, 
&7 dal motore, dal donatore fignati ex mae 
ledetti andando de malo în peius erano finodal 
lo ignaro vulgodelufi, mperò.che ars delu: 
ditur arce, il nofiro Cato. Et per. l’oppofito, 
Come Dione biftor:co da noi prammatia di 
greto in latino, &7 di latino in materna line: 
guatraslato narra, conta, tr exprime , die 
che il maximo Ottanio fcmpre augusto con-pro 
lia oratione exalto v/quem ad fidera pli abun 
danti di prole e per antifrafim con quanto 
improperio egli repulsò gli flerili , er inutili 
il prefato Dione ancho fpiana,che mal per chi 
fi glicoadunò intorno jenga i nati dula (finti. 


RAGAZZO MARESCALCÒO, 


Rag. 


Mar, 


Rap, 


Pel, 
Rag, 
Pel. 
Reg, 
Ped, 
Rag, 
Ped, 


Rag, 


Pe d. 
Rap. 
Ped. 


Ro, 


ATTO SA” 
Padrone i mualli fono azZuffati ;i caualli fi ée 
ma%Zano udite, vdite che rumore, i 
Diauolo ripararci tu, adeffo vengo, 


RAGAZZO, PEDANTE. 


Di che parlauate voi conil mio padrone?dì re 
melo s'egli è honeflo, rar 
Delle ropule matirimomiali. 

Come domine dellè fcrofule? 

Iodice copulei 

Che cofe fono pocule? 

Sono congiungimenti coniugali, 

Mangiafene egli il fabbato domine?. | 
Che fabbato,ò venere,io ragionaua con effo del 
copularfi con la femina perche la copula carna 
le è il primo articulo delle diuine leggi,imo del 
le bumane,co perche la concupifeenze adulte: 
raer le bumane leg gi, eo le diuine , la faa, 
volli dire la eccellentiffima Eccellentia della ecs 
cellente fua Signoria deftina iftafera alla incare 
natione del matrimomeo il tuo padrone. 

Io vi intedo,Iovi hò pel becco fi fi,voi eranate 
feci ferri per conto della in mulieribus, eh? 
Tu lo hai detto,tu dixifti, 

Bè torralla,0 non la torrà? 

Spero in Dio che lo leghero contanto effiadi 
ragioni chelo piegheremo, perche verba le: 
gant bomines,taurorum corna, 

I par tuoî, $ 


PR IMO 
«Funeszidet n ni 


"O'byono, 


Tu non puoi fi acuto fol 

«Come no? | 

Madeno. 

Non dite voi che gli buofiini legano Pherbd, 
er le fumi pazzi. 

Abh,ah, 


Ecco il padrone, fite:che iovi trovi,in piazze 


chi vi ho da parlare, 
\ Bene 


RAGAZZO, MARESCALCO. 
PEDANTE, 


CO dii di baier guafto il galante, co profuma 
‘to .ragionamento, 
«O che rabiofa beflia è quel caual morefco, 

- Sempre gli equi calatrano coni maliom. 
La Baliavi chiaria, vditela eccoa noi vegnia 


mo, 

Addio maeftro» \ 

Me vobis commendos 

Andiamo tofto che dubito che la gatta non hab 
bia mangiato la pernice che trafugafte ftamat 
tina del piatto del Signore. 


ATTO SECONDO: 


RAGAZZO, PAGGIO: 


Reg. 


Pag. 
Rag. 
Pag. 
Ra id, 
Pap, 


Rsg. 
Pag. 
Rag. 
Pap, 
Reg. 
Pap, 
Rag. 
Pag. 
Rag. 


Ped, 
R 42» 


ATTO: 
M Entre che il mio padrone difpuro dele 
la moglie con la fua Baliazio-voglio 

andare à trouare il\Pedante dai cuius; 
et feco dp utare.Feco il paggio del Corali 
Che c’è Gianicco, 

Non altro fratellino, 

Io vorrei. 

Che ? 
Trouare qualche barbagianni, ey arcangli 
dietro quelli fcoppi di carta. 

Io ti vo feruire, vedi tu quel peccorone che paf 
feegia colà, 

Veghiolo, che impara. à gire di portante. 
Egli è quello che infegna il pater è i putti, 
Et poi + 

Io lo terrò abada eg tu in tanto vienivia,erap 
piccatogli li Sebiopetti, da fuoco alla girandola, 
Ah,ab,ab,non mi potea imbatter meglio , che 
a queflo forbibrudo, a quefto papa faua , er à 
quefto trangugia lafagne. 

Vien p:fj0 paffo dietromi. 

Vegno. 

RAGAZZO. PEDANTE,. 
Ben.trouata la Signoria della magnifica patere 
nite vojtra. 

Ben venuto, tr buono anno. 

Io bo dettò alla Balia del padrone, che voi glie 
ne farete àtutti imodi torre, go ellabà dete 
to che oltra che ve lo ritrouerere all'anima, 


che vi vuol donare quatro moccichinà di ren 


SECONDO | 
faseo vi paio di belle camifie, ma torralla è no. 
Laitorra cito, , 0 Li 
Schiana vi farà. 
Chit © 
La Balia,er le bò detto the V. S. 
Gran mercé a te di‘quella Signoria. 
E un valent'huome con l’arme in mano, 
Et con arma virum, ty con i libri non cedo a 
muno, ey mi condoglio deltradimento che ti 
è (faro fatto è nen ti fare fludiare, perche tu hai 
yna indole perfettifima 
L’hauea la dondola , ey mori tre giorm fono, 
co valeua vn mondo,che non a lafciana vn pi 
pione, 
Lo dico mdole;et nò dodola,oime,Iefus maria, 
Tujug gial corpo che non dico che hi trouerò, 


vd pur la, 


A'quefta guifa,a quelo modo sà quefla fog 
gia fi trattano i precari diapiinatori de le phi 
lofophiche fcuole, 

Lafciatelo coftigure è me al fangue,al corpo, 
Vn anedulo , vn prefumptuofo ipeltruto ofa 
irritare i grauiffimi precettori delle gramma 
ticali difcipline. 

Maeftro le fon burle che fi vfano , x non im: 
porrano. 


> Non importanoselle fonodi tanto momento in 


wn mio pari che il Signore non le terrà per frie 
uoli,ò, 0,0,adiuro, 
Non vi corrucaate» 


Ped. 


ATTO , 
I primi moti non funt in poreflate noftra , per. 
che ira impedit ammum.Hor vatti con DioRa 
gaZzo che voglio ire a darne vna querela è 
fuaeccellentia,<y poi ti giuro par la maefta del 
la toga, per la reputatione del grado,e perla 
grauità della frienZa che gli daro tante verbera 
ture, gliene daro fante. me 
Non di gratia, 
Non? . 7 
Temperateni, 33 
N6 poffo io finire di leggere la bucolica à niet 
difcepuli fe hora non vado,dominus prouides 
bit, 
Gite im quella bora, ma non con quella gratia, 
Chi è quefto che viene trottando, mi pare vno. 
faffiere di corte,io ritorno in af» 


STAFFIERE.MARESCALCO, 


Quefto è il fuo alloggiamento , lafcianti buffer: 
la porta tic,toc,tac, A | 
Chati mana? 
Venite al Signore, 
Che vuol fra Eccellentia da mey 
Nol (o,ima credo faperlo, 
Disimelo io te ne prego fratello. 
conto della moglie, min 
Ti darvi della mia feryitù,ella è pure 
‘orgoglio dl fo met 


# 


i 


al, 


_ SECONDO 

Adunque il Signore vi affa[fina è farui ricco? 
Bafta, À (co? 
Si che no credete che fua Signoria vi faccia ric 
Io credò 4 Dio;e' quefti Signeri hanno di flra 
ri caprica,gran cofa è il fatto loro, Se io vos 
lefi moglie col dotarla del mio , ey ricercaffi. 
ilfuo fauore per mille meZzi, < con cento mé 
lia fupplicationi non l’hauerei mais er perche 
io non la voglio me la vuol dar per forza, egli 
nò fono come le Donne,le quali corrono dietro 
à chi lefugge, to fuggono chi le feguita , to 
non hanno altro piacere che far difperare i pos 
ueri feruidori, Hora andiamo, 


. BALIA RAGAZZO. 


Si che il Signore vuole e(fere vbbidito? 

Se ne auederebbono quelli occhi che cauano i 
corui a gli impiccati. la 
Signor da bene , Signor buono , dolce fanto, to 
amoreuole » Qual limofina puo far mag giore 
che fargli torre quefta moglie dando effempio 
a ribaldoni,à ghiottoni i quali vanno dietro alle 
sn che ogni di fe ne douerebbe abbrue 

ciare wn centinaio, 

Parlate bonefta Balia, 

Voi fete cagione d'ogni maleladroncelli, 

Voi farete bal%ata, 

Tutta lacorte, , ;.. 


Mi. 


Bal, 
Rag. 
Bal. 
Rsg. 
Bal. 


Rag, 


Mar. 
Amb, 


Mar, 
Amb, 
Mar, 
Amb, 
Mar, 


Am b, 


| ATTO 

Perche? | i 
Perche è mimica delle Donne, ee” 
Ch'ella poffa effere anegata nel lago Faccias 
tu, ribalda. o 

Ecco Ser Polo pa7%6 fpirituale, piu ben veftie 
ro che vn fauio,egliba dato la volradi la. 
Torriamoa dentro che fel mio figliuolo ves 
raffe non rouinaffe ogm cofa non tromandoni + 
Andiamo che me lo par vedere, ata 


MARESCALCO. AMBROGIO, 


Fino di paz3i fitogliono piacere del fatto mio 
anco Ser Polo mi berteggia. Cofi va il mondo, 
Giuro d Dio cheil Signore ti ba fatto vn gran 
fauore egli tiha parlato da compagno, hor to 
glila o contentalo con tuo vile. i 

Che tu flimi vtile tor moglie bet" 

vtiliffimo, 

Hai tu bauuto mogliera? 

Io la bò er tuttuuia, Pra 
Ch'ella ti fi lenaffi dinanZi tu non le girefli die 
tro per ribauerla, 
Le girei, & non le gireî, pure fa à fenno del 
Signore,&y non errai, perche egli è il'diano: 
lo deffer Signore, 5 bifogna pregare Tddia 
che non li venga delle voglie,che toflo che gli 
fono venute beati coloro che non: darebbena 
Yn bagaro dell’honore del mondo ; ima tacciae 
vo de fignori che piu pericolo è'a me ntouargli 

‘n vano 


Mar. 
Amb, 
Mar. 
amb, 


Mar, 
Amb, 


Mar. 
Amb, 
Mar, 
Amb, 


Mar. 
Amb, 
Mar, 
Ambo, 
Mor, 


‘SECONDO 
in vano che meffer Domenedio , 9 per torna 
re alla tua mogli, | 
Non mi dir tua, fe vuoi ch'io ti afcolti, 
Quefia che fi dice che farà tua, 
Sta bene, 
Si contano miracoli delle fue virtu, tg non c’è 
dubbio che selle haueffero vn,oncia delle mie 
gliara delle libre che fi gli da manZi che fi ma 
ritino beato chi le toglie, 
Che non riefcono alla mifuraè 
Niente , e9 per parlarti (chietto i me fu dato 
ad intendere che la wiaera la Sibilla,er la fa 
tn Morguna, eo tolta ch'io l’hebbi la minor 
virtu ch'ella babbi , è il farmi i figliuoli finta 
ch'io a duri vna fatica al mondo,g9 credo che 


quelli che tengo pmei, ò che fi tengono miei 


per parlar corretto, sppartenghino a me,guan 
to fan Giofeppe a Chriflo, © 

Et non la ammazzi? 

A che propofito la debb’io ammazZare? 

Per leuarti il vituperio da gliochi. 


‘Ab, ab,io vorrò adunque effer piu fauio di tan 


ti granmaeftri , i quali non folo non aftiga: 
no le inogli delle fufa torte , ma fi fonno fra 
telli, o compari gliamanti loro, 

A°me nen l’accoccherà ella, 

Et per fire di dirti, quefla tua, 

Che t'ho io detto? 

Non n ramento, 

Che non dia tua, 


Amb, 


Mar. 
Amb, 
Mar, 
Amb, 
Mar, 
Amb, 
Mar, 
A mb. 


Mar, 
Amb. 


Mar. 
Amb. 


ATTO 

Cofi fard,divo che coftei, è colei che fi debba 
dire,la quale il fignore vorrebbe che foffe tua, 
è lodata beftiali Cavie ai ba 
Dammi la fede. | 

Eccola, 

Tolgela,0 non la tolgosonfigliami in confeié 
Eh,quando, (€ 
Tu fri vn gran maflicare. i 
Ho io a dire il nio parere pla verità,ò perfos 
Per la verità. (diffartià 
Nonla torre, non te ne inipiaccare , che per 
Dio,per Dio tu te ne pentirai, 

Adeffo ficheiotitracredo., ey arto conofco 
che tu mi ami, eo ti fono fchiauo in eterno. 
Afcolta vna particella della qualità loro, 
Afcolto. | Deb: 

Tu torni la fera è cafa fianco, feflidito, co: piec 
no di quelli penfieri che ha chi a viue,co eco 
ti la moglie incontra, parti hora quefta di torna 
re à cufa,0 dalle tuuerne,ò dalle Z&ambracche fi 
viene,ben lo fo bene,à quefto modo fi tratta la 
buona moglie come fono io?à fare,a far fia, to” 
tu che ti credi confolare con la ana entri in col 
lera, <7 fofferto un pezfofe le rifpondi, ella 
fi ficca fu gliocchi conle grida, eo tunò mi me 
riti,tu non fei degno di me, fimili altre loro 
dicerie ritrofe,d: modo che fuggita la voglia 
del mangiare, ti colchi nel letee , & ella do: 
po mille rimbrontoli ti entra à lato con wno 
fiafauartato chi mi ti diede , ad wn Conte , ad 


Mar, 
Amb. 


Mar. 
Amb. 


Mar, 
A m b, 


SECONDO 

vn Caualiere potcamaritarmi,et entrata à fgui 
cernare la fua geonologia , direfti ella e nata 
del fangue di Gon%aga cotanta puz& mena, 
Poi vuole il Signore ch'io la teglia, nò nò. 
Accuderà che tu la riprenderai d’una delle mà 
gliara delle cofe che fanno degne tutte di rez 
prenfione , ex appena apri la bocca , ch'ella ti 
fi auenta adoffo con vne. non fa è cotefto mo: 
do, tu efci del feminato , mettiti gliocchiali; tu 
fri fuor di re, inacqualo dico , tu fei fcemo.; tu 
tranfandi , va fatti rifare, tufogri , tu frenes 
tichi, fiocco, fcimorito,difgratiato: che gioa, 
che bel fante , quanti ne fa Dio che non gli tor 
na mai à vedereshami intefo? tel foio dire? bo 
io paura:et fe non che il buon marito fera glio 
recchi a cotal romore che tanto piu 01%a quane 
to piu crede effere vdita, offordirebbe, & 
immattirebbe in vn medefimo tempo, 
0,0,9,Dio mi diti. 

Gran de (peratione è a fefferire quando vo: 
gliono che la faia fia rafcia, € che il migliace 
cio fiatorta ,nec'è ordine che tu gli poffa tor 
la parola di boca, fempre forbia. 

Le veggono con chi banno a fare. | 

Che crudeltà è come elle entrano a berlingae 
re,tutto tutto di dalli, dalli, mai nen dan: 
no requie alla lingua loro, &y contano fila. 
Stroccole le. piu ladre , le piu fcincche che 
sudiffero mai, < guaià chi gli rompeffei 
ragionamenti, non le afcolt {fe , Inuidrofe 

C ij 


Mar, 
Amb, 


Mar. 
Amb. 


Mar. 
Am b 


Mar, 
A mb. 


Mer, 
Amb. 


Mar, 
Amb, 


GANTOTIO! 

non ti dico, tofto che veogono vna foggia nuo 
ua in doffo è vn'altra , le gonfiano, le fcoppia: 
no , ey tenendoti la fauella, vogliono che per 
difcretione tu le intenda. 
Che il demonio fe le porti, 
Difpettofe fono come il cento paia; fempre pare 
lando per difpiacerti, 
Che fe ne (penga il feme, 
Ritrofe non ti potrei dire, fempre borbottano, 
fempre garrifcono. 
Che fieno fquartare, 
Maldicenti, non ti dico fempre dan mendaà 
tutte, co la tale ba i denti neri, <o' la corale ha 
labocca troppo grande, quella ha la corna: 
gione liuida, quella è piccola, quefta non fa 
fauellare,quefta non fa andare , chi ciuetta per 
le chiefe,chifta fempre a i balconi, to a chi vna 
cofa,et à chi un'altra apponedo,quafi e(fe tutte 
le uirtuti,i coftumi, et tutte le bellezZe hauffero, 
Io flupifco, 
Difubidienti al pofibile,il podetà di Simigue 

lia,e il marito, il qual comandaua , to faa 
da fe Fleffo. 
Contanti con tutte quefte pratiche,che tolta che 
’huomo l'ha, bifogna flare o morire, 
A ogm cofa è rimedio, 
Come vuoi tu rimediarci tolta che tu l'hai? 
A'dargli di vno abronantio nella tefta realmen 
te,come fi vfa, Ma ritornando in propofito di 
co,che cafo che tu l’habbia piu nobile di te, fem 


Mar, 


Amb. 


Mar. 
Amb, 


Mar, 
Amb, 
Mar, 
Amb, 


Mar, 


SECONDO 


, pre ti rimprouera la deomtà de i fuoî. 


Mi par gia (entire darmi del Marefcalco nel ca 
po ad ogni parola. 

Se tu l’hai di te piu ricci adogni minima co 
fa the non le piace, fe nonfofi io tu moftrere: 
file carm,io bo ricolto del fango, mi fia bes 
ne ogm male, mi mancauano mariti , To fone 
flata gittata via , ffamati del.mio , confumami, 
mangiami, beuemi diuorati aò che c*è, 
Ogni di faremmo è quefto per la dota fua, 
Se tula vefti pompafamente ogn’uno buccina, 
eo chi par effere à colui, <o chi par effere è 
colei, Se tu la mandi domeSlicamente, il mae 
nigoldo fe ne doueria vergognare, ella gli die 
de pur tanta dote che lapotria veStire, ella è 
flata affocata, ellaè Fiata paz% è non farfi 
piu toflomome. Se tu l’ammomifci per ef: 
fer baldantofa , tuacquifli nome divno afinò, 
fe tulelafci ilfrenoin fu! collo, tu fei tenue 
to trafcurato dell’honore, fe tu le dai liberta,il 
vianato mormora, fe tu la tiera ferrata,ogn,us 
noti chiama gelofo, ex befliale, 

Come diauolo fi ha è fare con effe? 

Chi Jo sà te? dia, 

O 00, che cofe fon quelle? 

Tu non ne fai ancho la metà di quello che proe 
uagiornalmente chi è in fatto, che fono hifto 
rie che nonfi ponno contare. 

Dimmi qualche cofa delle careY e che elle fane 
no à imariti, 

C ùij 


Amb, 


Mar. 
Amb. 
Mar. 
Amb, 


Mar, 
amb. 


ATTO 

Le maggiori fono il leuarti vn peluz36 da doft 
fo, il grattarti ron wn diro vn poco di rognuz 
qa, il ritirarti fafo la camifeia , il raffettarti 
la berretta in apo , lo fpuntarti vna vnobia, 
e' il darti vn fozSoletto bianco, er fi mili 
ciancette fon la nere, con la quale ti fera: 
no gliocchidi modo che non è poffibile accore 
gerti de i tradimenti loro , ab, ah, ahi 
Perche riditu? 

Rido,go doyerei vomitare, 

Perche? 

Penfando di vifi che elle hanno la mattina 
quando fi leuano , nonti vò dire altro, î polli 
che mangiano ogni (porcheria fi farebbeno fchi 
fi d’effe. Sia pur certoche non hanno tane 
ti boffoletti i media da gli vnguenti , quanti 
ne hanno loro, er non refiano mai d’impia: 
flrarft, d’inforinarfi, o di fronaarfi , co tue 
ao lamanefettura loro nel vifo, ritirandofi pri 
mala pelle conle acqueforti , onde inanîi al 
tempo di (ode , <r morbide diuentano grinte , 
co molli, go coni denti di ebano, 
Ah,ab,ah, 

Madichiamo di quelle muernicarfi il volto 
con tanto belletto ? almeno fiffero fi anedure 
che lo d:Fiendeffero egualmente sù le guane 
cié , che ponendolo tutto in vn luogo fimiglia 
no mafcare modanefi. 
Pagarelle pete gole, eruelli di oche. 

La archittetura che vàin acconciarle è mage 


Mar, 
Amb, 


Mar, 


Amb. 
Mar, 
Amb, 


Mar. 
Amb, 


SECONDO 

giore che non è quellache in vno vanello Ar: 
fanale di Vinegia, etti vo far ridure nel 
dirti ad che interuenne à vna mmpha lifeiata 
fensa diferetione. 

Che le interuenne? 

L’interuene che vna mona , vn gattino le fal 
t0 nel grembo eo* porgendole la bocca per ba: 
feiarlo il gatto le pofe le mani fenZa lauare 


 fele nell’una eo nell’altraguanaa ea flame 


pò tutre le dite, 

Ah,ah,ab,O fe io l’hauef]i( che Dio prima mà 
mandi a porta inferi,) che folenne baftonate 
che io le darei , cafo che ella fi dipingeffe in co 
tal mamera la faccia. i 
Non fi può cofi baflonarle come ti credi, 
Perche? 

Perche elle ti incantano 'acaecino do ti cina 
no del fenno, 
Qualche ofa farebbe, 

Malarosina di Roma st di Fioren%a è flac 
ta piu difcreta che non è quella, con la quale 
disfanno , fpianano , &7 profondano i mefchi: 
ri mariti che glicredeno, es quefti tali per 
mandarle riccamente eo togliuz%ate do me 
dorate, vanno più vnti c3° piu bifunti che î corz 
tigiani del di d’oggi,<y perche le mogli per le 
chiefe,alle fefle, tr a i conuiti comparifchino © 
me Ducheffe, tx come Imperatria , fanno 
imefi, co glianni in cafa, o conofco alcuno 
che ha vendute le poffeffiori perche la moglie 

C ij 


Mar, 
Amb. 


Mar, 
Amb, 


Mar, 
Amb, 


ATTO 
compri iZibellini co’ apod’oro tempeftati di 
gioie, &r imomli di perle, le collane rea 
li str glianelli pontificali , eg cofi loro 
vendendo , 7 effe comperando il tempora: 
le , eg lo fpirituale hanno tuttoin capo dels 
le fira ad bebreos fratres, 
E‘differentia da glibuomiri alle beftie, 
Che ditu di.quelli , che per mandareî caualli 
bonoreuoli alla caretta dellamoglie, aualaae 
no alcune mule fecche,che fe non fo(fe la difere 
tione della coperta, che celai foi puidarefchi 
gli fi gridariadietro, dalle, dalle dal populo? 
Che poltroni, Di 
Nonti vò contare il tempo che elle perdeno in 
confultare in che modo fi debbano acconaias 
re letreccie ; pelare le alia, burmire i denti, 
eg raffettarfi su la perfona , co fempre bane 
no dudien% bora ad vna maeftra di accondia: 
re capi, hora ad vn giudeo maeftro di feufs 
fie 00 di ventagli to di guanti profumati, to 
hora ad umatrouatrice di berbe , buone , non 
a mantenere quel poco poco di bello che effe 
hanno , ma buone à farle vecchie, guiz%, 
rane, 
Mifericordia, 
Maogn lororibalderia ( che cofi debbe chia: 
mare ogni loro operare) farebbe niente cafo 
chei dif; gratiati,i difamenturati, tr gli affa: 
ne mariti fi pote(fero afficurare, io no°l vò 
re. 


Mar. 
A mb. 


Mar, 


Amb. 


Mar. 
Amb. 


Mar, 


Amb. 


SECONDO 
Dillo potta che non dico. 
Del Cinviere, 
Tò fu quefta altra,0, 0, ofifi fa adire il verò 
agli amici, | 
Hora tu hai mtefo vna delle cento milia cofe 
cheti potrei dire di effe,eo fappi che i fignori 
vemtiam meritano eterna laude di tutte le at 
tion five + Ma arca l'ordine delle pompe,con 
il quale affrenano i difordinati appettiti delle 
Donne loro fon degm di gloria diuina , pere 
che fenon a haueffero pofto modo, termne, € 
leggerle ricchez3& inferite di che auantano tut 
tiglialtri, fi come auantono tutti gli altrì di 


| prudena , ex di podere, non baflarebbeno wr 


giorno a ornare le mogli. 

A che modo vn giorno? . | 

E modo di archetto diffe il Ciola, Elle fono tane 
to belle, quanto nobili, 9 tanto nobili, guanto 
altre,eo effendo cofi,i ricci fopra ricci, gli cree 
mefi,gli fquaraamenti, i ricami, le gioie, tr 
le foglie, fariano da effe vface di mamtera che 
iltheforo acumulato dalla virtu Venetiana fi 
confumetia come la neue al fole, 

Tu doueui fare vna comperatione migliore, 
<o' dire fi confumeriacome fico»fuma il Maré 
fralco nel penfare allo hauere è tor moglie. Ma 
fecondo che intendo,le Venetiane hanno menò 
bifogno de gli ornamenti che gli angeli pets 
che fon belle frufuratamente, 

E uero,bota vuoi tu altro dame? 


Amb, 


ATTO 

Altro ah #io non sò aò che mi vorrefli più 
dire , io fono fi confitto nel mio non volerla 
per ituoi ottimi, fanti, er diuini configli, 
che non mi fconficasrebeno dal propofito mio 
tutti Duchi del mondo, nonche queSto di Man 
fOua: 

A'riuedera , attendi lì, ecco chi viene & te 
mentre io me ne vado, 


BALIA, RAGAZZO, 
MARESCALCO, 


Eccolo tutto ffennacchiato , il fignor gli bar 
ra rotto le offa. 

Non c'é pericolo, 

Perche? 

Perche è troppo buono, ex lo doueria far impic 
care Dio me?l perdori, 

Anî 

Signor fi. 

Chi ti parla ? 

Mi parena vdire. 

Non ri romper la tefta. 

Che vuol dire cotefia tua maninconia? 
Cancaro ò quel becco che m'ingenerò. 

Cche fareSti tu (e baueffi d pigliare vna mec 
diana? i » 

Che è fi amara,ty la moglie è fi dole, 

La mediana trabeiltrifto del corpo, er la 
moglietrabe il buono del corpo &y dell'anima. 


Rep. 
Bal, 


Mor. 
Rag, 
Mar. 
Rag, 
Mar, 


Bal, 
Mar, 


Bal. 


Mar, 
Bal, 
Mar, 
Bal. 
Mar, 
Bal. 
Mar + 
Bal, 


SECONDO 

Vatici fcalt&, il buono dell'anima? 

Che direfti tufe tene foffe datu vna di fe(fanti 
anti bauendone tu venticinque onero , fendo 
vecchio hauerne a torre vna di fedeci omeba 
fatto io nol uò dire, che penfiere faria il tuo ans 
Il mio penfieri farebbe di fatiarne il popolo. 

O beldetto, 

Ragazto, ragaz to» 

Padrone padrone, 

Tu feiil demomo tententvino, Hora balia fe nòn 
m'infegnate qualche ricetta che leui della fan 
tufia al Signore di darmi moglie, Mitratrò da 
vna feneStra,ouero mi fegherò levene della go 
la,ò darò al gran diauolo l’arima è il corpo, 
Non far,non far figlio, 

Io vò viueré dà mio modo , dormir conchi mi 
piace, mangiare di ad che mi guftafen®& rime 
brotti di moglie, 

Poi che la tua mparbità ti vuol fer fiaccare il 
collo,io hò penfato vna via che! fignore non tè 
ne parlera piu, 

Certo? 

Certo? , 

Madre mia dolè in che htodo? 

Per viad’incanti. 

Non fi può fare. 

Perche nò; 

Percheio nò tengo amicitia cò wiun muficòi 
Tu bai date le orecchie @ nolo, io dio inatti 
LA 


Mar, 
Bal, 
Mar. 


Bal, | 


Bal. 
Mar, 


Con, 


Cau, 


Con 


Cam 


ATTO 


Voi dicefte canti, 

Io aci. 

Rorfu come fi faranno quefli incanti per iftre 
ghe,ò per mgromantie? 


Che mgromantie,ò (tregarie,vieni in cafa 

lafciati gouernare àme,che alla croce benedet 

ta mi conefcerai quando non mi bauraî. 

O che ventura fara la mia fe quefti incantefis 

mi mi fcampano da quelto morbo , da quez 

Sio martirio , da quefta morte della moglie fo, 

voto, 

Spacciati, 

Vengo di gire al Sepolchro,in Galitia ,@&° in 
ibus terre, 


CONTE, CAVALLIERE, 


Per miafe Signor Cavaliere che è un tratto 
belli(fimo che il Marchefe dia moglie è coftui 
che non ha viflo mai amifcia di donna, 

Il cafo fi è che fua Eccellentia non unol che la 
veggia fe non quando la fpofa. 

Ab,ah,ab,io non vidi mai buomo attriftarfi di 
finiftro impedimento che gl’intrauenga, quan 
to egli di prender cotal moglies<o* credo piuto 
fto torria dieci tratti di corda. 

Anzi mille,to bo veduto amiei di venti per 
fone far miglior volto al manigoldo quando 
gii chiede perdono, che nonfa il Mareftalo 
aichi gli ragiona di tal burla, 


Con, 


Rag. 


Con, 
Rag. 


Cau, 
Rog, 


Cau, 
Rag. 
Con, 
Rag, 


Con. 
Rag, 


Con, 
Rag, 


SECONDO 
Ab,ab,ba, ecco il fuo Ragaz%o,dimandiamoli 
che fa il fuo padrone. 


RAGAZZO. CONTE, 
CAVALLIERE, 


Deh auerZi Marcholina, Va con Dio fcarpe 
puntie, Deb auerZi Marcolina, 

Gianmcco che è del tuo padrone? 

Cara mare marideri che né poffo piu durar, 
Caro pare maridemi ch’io la fento, 

Che fa il tuo padron Giannicco? 

Bene,bene,fi difpera, S'appicca,s ammazza co 
me vn ladro che non vole il cancar della mo: 
gli , € è dietro alla fa Balia che gli infegni 
vna malitia che è buona à cauar di fantafia di 
pigliarla, 

Vna malia vuoi dir tu,ab,ab,ah, 

Signor fi vna di quelle. 

Ah,ah,ah, 

Vdite Conte , ty Caualiere il configlio che io 
gli ho dato, 

Di fufo valent'huomo. 

Io ho detto che sella è bella, eo ricca la toglia 
ameZfo perche triumpheremo il mondo, 

A che modo? 

Dirouelo , egli banera da (vendere primamen 
ce per qualche giorno, poi ella tirerà à cafa î 
bei giouanetti , ond’egli mangierà gli veci, 
<a io la ciuetta. An,che ne dite? 


Con. 
Can, 
Rag, 


Cau. 


Con, 
Mar, 


Can 


Mars 


Bal, 
Mar 


Bal, 


Mar, 


TITO 

Salamde no lhaueria cofigliato meglio, ah,ab, 
Ah,ab,ha,che ti rifpofe gl:? 

Mi ha voluto far leffare, er arroflire + Ma 
lafciami gireà ferglivn feruigio in aftello 
che iolo veggio vfcir di cafa. La vedouella 
quando dorme fola , lamenterfi di me non ha 
ragione , non ha ragione, non ha ragione, 


CAVALIERE, CONTE, 
MARESCALCO. 


Paffiamo oltra,et fingiamo di bauer fretta Ben 
trouato Marefcalco,m’allegro d’ooni tuo bene, 
ad maiora, 

Mi piace maeSiro il fauore che ti fa jl Signore, 
con la ricca, 7 bella conforte. 

Tal bene,<7 fauore haueffe chi mal mi vuole, 
ma a fono de guai per tutti, gite pur là, 

Et non è cancia, 


MARESCALCO., BALIA, 


Vfcite fuora che non c'è perfona. 

Io vengo+ 

Voi credete al fermo che fe io gli dico le paro: 
le nell'orecchio che non mi parlerà piu di mos 
glie,a? 

Non c'è dubio, togli pur quefta poluere,eo* fa 
some io t'ho detto, Ma dimi come farai tu le 
croci interra che niuno fe ne accorga? 

Mi lafterò cader laberretta , co ricogliendola 


Bal, 
Mar. 


Bal, 


Mar, 


Bal, 


Ped, 


SECONDO 

farò lecroci cofi,et cofi,et gitrerogli la poluere 
dietro métre dirò le parole che mi bauete infez 
gnato. 

Hor incomincia, ey nonti perdere,ty fa cons 
to che iofia il Dura, 

Ti fcongiuro per tobia. 

Che ne vada alla tua via 

Del Signore fantofia. 

Perche moglie non mi dia. 

Nella fanta tpiphama, 

Troppo forte,e7 troppo infretta, 

Ti fcongiuro tpiphama, 

Per la moglie di tubia, 

Alriuerfeio,in fine tu inciampi. To mi ricordo 
che cfu de i guai à farti imparare à benedire 
la tunola,<r haueni diciotto anti inanzi che tu 
Sapelli D Aue maria. Hor fatti da ipo. 

Ti fcongiuro moglie ria. 

Che tu non entri m fentafia, 

Co’! mal anno che Dio ti dia,é alla puttana che 
mi cacò.che canti,ò che incanti, cancaro alle fa 
ture,et alle nigromantie,ch’io no fon p torace 
prima che mi a coduca farà il di nero,et la not 
te bianca, Andate in cafa che vo dir quatro pac 
role al maeftro della feuola che wiene inuerfo 
di me, 

Tu ni hai chiarito,0,0,d , il demonioti tiene 
peri capegli,&o' ti maneggia è fuo modo. 
PEDANTE,., MARESCALCO. 
Quefti cemerari adulefcentuli,quefti effemina 


Mar, 
Ped. 


Mar. 


Ped 


Mar. 
Ped, 


ATTO 

ti ganimedi, infamano ifam vrbem clarifie 
mam, à capeftri fine rubore,a gli sfocciati ane 
duli fubiacto gli erary delle vergiliane littere, 
Che ferneticate voiè | 
Me cedet, mi rincrefce che Palma e inclità 
Città di Mantoua me genuit , ideft Vergilius 
Maro, fia piena di hermafroditi Honorem mes 
um nenvini dabo,un prefuntuofo,vno inetto la: 
drunculo mi ba pofio dietro al cuni fcoppiculi 
di pagina, ey detogli lo ignemi combufto î a 
peg'i,to infolfaro lo mdumento,ideft la toga 
cum fulfure, 

Oche puz3a, voi mi parete il maeltro,che fa la 
poluere da bambarda à Ferrara,ah,ab,ab,io rie 
do,ey ho voglia di piangere,chié fiat?» 
Laconforte del Caualiere il fuo Paggio tradi 
trice,il fuo fegretario,lo me ne vado a fua Ece 
cellentia , co cafo che non ne facaa cafo,la me: 
moria de gli’inchioftri, 7 delle carte s’udirà 
à pofleritace, 

Son certo che gli farà dar centomila (tafillate 


{el Signor l’ytende, 


Forfe che non hauenamo tratto è luce da ofcue 
re tenebre i dubij fubuli della priapea con le no 
flre cotidiane, cr notturne vigilie, cr al cauda: 
liere dicuta la fencentiofa neftra Macaronea, per 
Parure file della quale ho impetrata la laue 
rea. Diffiallima cofa è il poterfi piu viwere ad 
vio cloguerte beroico in quejlaferrea,et plum 
bea etrte, Lo ti voles ragguagliare # e 
Ae ig 


Mar, 


Ped, 


SECONDO. 
dellatua vxore ,ma lafumofità della colera m?. 
Impedifce la loquela s vna altra fiata ti exporrò 
quanto meco ha confidato lo Armiclariffimo 
Prencipe. Io vado in Caftro er ambulabo vfg 
ad vefperam nel clauftro, &x poi exclamerò vo 
am magnam, Lo impiccato non hard mai. 
vera mfi genuflexo me la domanda il apeftrie 
culo, | 
Non entrate in fu l’armorum con vn putto ,9.. 
lafciate rodere l’offo à me,che ho vna cofi arabi 
ca pratica intorno di piedi , ey conl'amma di 
dent la maftico. 10 entro in cafa addio, 
Et ego quog difcedam, Vale, 


ATTO TERZO, 


GIVDEO, RAGAZZO, 


Chi leyando , à chi le vendo le bagattelle, 
Àî cofe belle, le mie nouelle , a chile venz 
do a chi le vendo, 

Quefto che inuitt fmuficando i compratori dee 
le fue ciurmerie mi pare il Giudeo da gliocchi 
roffi, er dal vifo giallo‘; egli è deffo , 0 che bel 
la fa(fata che io gli pianterei nel petto fe nen ano. > 
daffe la pene di toccare i giudei. 

A chile vendo le cofe belle,le bagattelle, 

Tu fiail molto ben venuto Abram Reuerendife 
fimo, | 


Ty fui il debito tuo Gianmicco è farmi di beretta, 
D 


Rag. 
Giu. 


R49, 
Giu, 


Rag. 
Giu, 
Rag, 


Giu, 
Rag. 


Gis, 


Roo. 
Giu, 
Rap. 


Giy, 


aero” °-° > 

Appena fi fi può flare à far cofi, ma io ti voglie 
arricchire, 

Magari Gianrico galante? 

Colf che tubabbia frafcarie da (pofe. 
AnZinonbdio altroche ventegli , feuffie , bele 
letti, acque, maniglie, collane , imprefe da orec 
chie, poluere da denti, pendenti , anture , €57 
fimili ruina mariti, 
Se coft è tu debbi hawere anco daruinare il mio 
padrone, che à crepacuore ; crepa feguto , à cre 
pa polmone toglie iftafera moglie, 
Ab,ah,ah,moglie a: A: 

Moglie fi can traditore, perdonatemi la figno: 
ria voftra, che mm è fcavpato di boca. 
Perdoriti Dio (etumi dia il vero. ©‘ 

Tidico il vangelo, Ma fe tunon glicrediche 
ne poffo fare io. 1l Signore in ‘cafa del Conte 
gli fa (pofare iftafera vna bella fdrufolina per 
maladetro fuo difpetto,er fe gli porti corefla tua 
fiera la comprerà tutta, Credilo è me fe tu 
vuoi,fe non menati la tennpella alla martingala, 
Poi perdita va in venti paffi,io vado à lui eo 
fi nonvorra le mierobbe , le daremo d un'altro, 
che più, | 

Fa che non fieno mie parole, fai. 

A° che propofito quefto? 

A'propofito chela cofa và fegreta come vn ban 

0, 

Saria feruito figlio bello , a chi le vendo lebagat 
selle, à chi, le cofe belle, 


Ro. 


Gin, 
Mar, 


Giu, 
Ma. 
Gin, 
Mar, 
Rag, 


Giu. 


Mar. 


Rap. 
Cin 


Ma 


bu 


TERZO 
Togli vò fare rinegare ilcielo,come fà egli i me 
effc. Hora il Giudeo picchia l’ufcio,mi voglio 
afconder qui pervdire conche gratiali rifonde; 


GIVDEO. MARESCALCO, 
RAGAZZZO:. i 


Tic,toc,tric,toc,. fit» 
O io di fono, dio non ci fono; sio d' fono non * 
a voglio e(fere, € fe io non ci fono vuoini tu 
romper la porta malandrino ladrone? ©‘ 0 © 
Parlate hone/to, 

Diduolo accufalo» 
Io dico il vero, che non la percuoti. ta ‘con quale 
che diferetione? iggiii 9} 5) (3,0908104 DI 
Iovengo per formirui di mille galantarie NZ, 
voi entrate in f4*l gigante, » ife 
Et che bò io a far delle tue gulantarié? © 

A chiauarteley AGD 

Che a? perla voftramoglie che I nome d'1d' 
dio vi fi daiftafera,ò che fino venteglio ey pros 
fumato è queftoodorare» | DÒ, 
Dianfii pare hora le finagoghe berteoe 
giano il fatto mio,er fono fiato tolto fufo, er 
mi farà fora di diventar buffon magro, Et ben 
ne vo io fe nonefco de gangheri. na)” 
Se tu vfci]Ji del mondo,me farebbe il gran dind 
Non dubbitzte che di quefta feuffia vi farò piaces 
re lametà che non farei a vn'altro, aa 
Deh lafciami fia, =» 

Di 


Re. 
Giu, 


ATTO 

Voi nonhauete giudicio , fe vi lafciare vfeiv di’ 
mano queta collana, lauorofranafe, er che | 
oro, ongaro per mia fé, si 

Farò qualche paz3ia, 

Legatelo, > 
Horfù dieci feudi, co quattro fifini vi coftarans 
no le manigie vi dono la fattura che farà mai 
guadagnerò con qualche miferone. 
Certo tu mi farai tor bando di queta rerra, 
Ab, ah, 
Et non guarderò è mente, 
Diasolo dagli che forfe,forfe. i 
Quefto pendente è antico, ey vale vn mondo, 
pure facegli il pregio voi fteffo. 
Tad Giudeo,io te ne fupplico, ha 
Quando me nefacciate dire vna parola ad va 
mercante vi farò tempo fei mefi, 

O°che fefla, rali 

Voi nonrifpondeteshorfù vn'anno, 

Vedi quello che io. fon condotto ; per mia fore: 
te gaglioffa : vn che Chriftofi piglia giuoco 
d’un par mio, ey none lecito pumirlo, bieri 
anchora quel porco di venticinque pefi del. Maîe 
noldo in me$o della corte mi fi attrauersò nei 
piedi 17 fecemi cadere è gambe alte , 7 bifos 
gnò che io haueffi patient, | 
Che la mento. 

Le montano cento feudi, cor il pendente vale tute 


ra la fumma , eg che bella tinta ba queflo diaz 
mante, che bella acqua, 


Mar, 


Giu, 


Mar. 


Reg. 


Mar. 
Rag, 
Mar, 
Ro9, 
Mar, 
Rag. 
Mar, 
Rag. 
Mer 4 
Rag, 
Mar, 
Rag. 


Mar, 
[ia 40. 


TERZO 
$e non che io nen voglio contentare i miei time 
cì, bafta macftro Abram ; vati con Dio. 
Lo non nò fer bene à miun per forta.Se mene def 
fi dui centinaia , vr di contati non vele darei, to 


<il voflroRagaxo è fiato cagione ch'iohò anic 


lite le mie robbeco?l proferirle. 


"Il mio Ragaz$o aitò fià quefta giunta» 


RAGAZZO. MARESCALCO. 


Non 50 chi mi hà detto che nonè vero ch'1 Sis 


guor gli dia moglie, 

Seitu effo? 

Si pare a me, 

Conofcimi tu? 

O' voi dite le ladre cofe. 

Le ladre cofe ehé 

Signor fi. 

Signor fi eh? ; 

Che dite, 

Che hai tu cianciato de i cafi miei co*l Giudeo? 
Al Giudeo io! 

AlGiudeotufi, | | 

Dio me ne guardi, © Giudei affaffim, beco 
chi , ladri, che fieno amazZati , ex abrufciati 
come fu colui quando ci era lo Imperadore , ei 
mente per la gola il traditore, è vn’anno che 
non ho vifto giudei foli. 


To nonhògia la pece nell’orecchie, 


Frale altre cofe vn tutto mimiato di cordoncini 
D ij 


Mar. 
Rsg. 
Mar. 
Rag. 


Mar 
Rag. 


Sfaf. 
Mar, 
Staf. 
Mar, 
Saf. 


0 Agna T. 3 
von duo millia bordelletti nella cippa , nella 
berretta , € nel faio, con nonsò che ferro d’o- 


wro al rollo , veallatore di sberrettate , mi diffe 


feit tuo padrone che bà tolto moglie vuol com 


perare vna caretta dorata , bella è nona, io 


glie la vendero , o giurando che farebbe al pro 
pofito p i voftri caualli gli bò detto che ivoftri no 
fono caualli da carretta, € fe non che hauea par 
ra di gire in prigione, gli daua altro che parole, 
Tieni le mami a te. Ma che fi dice del fatto mio? 
Chi parla ad un modo; chi parla ad un'altro, 
Pure? 
Pure , fidiceche voi fete vna beflia Padrone è 
non torla, «x bò vdito da non faprei dir chi; 
che non è niente della moglie, 

O Dioil uoleffe» i ASA de 
Padrone guardate pur che quefta fantefia nen 
vi guafti. Và togli moglie và , s’impazta 
prima chefi meni , penfa aò che fifa fiato fe 
co.yn'anno d dui , ma ecco vno Slaffiere del Sis 
gnores” 


STAFFIERE. MARESCALCO; 


RAGAZZO: 


Hayerefle vedutm il Gioielliere? 

Poco fà era in borgo, 

Il Signor lo dimanda. 

A cheeffetto? Di 
Non sò per Dio, lafciami andare è troyarlo: 


Rap. 


Mar. 
Rag. 
Mar, 


Rag, 
Mar, 


Rap. 
Mar, 


Rsp, 
Mar, 


Rag, 
Mar, 


Reg, 


TERZO 
Vorrà forfe vincergli al tasioliere qualche ghio 


rone, 
MARESCALCO, RAGAZZO. 


To temo,io dubito,io (pafimo, 
Di che? 
Di coflui ,che arto arto, Vaperil Gioillié 
re per conto mio, 
Come per conto voftro? 
Per glianelli , per la moglie, per la mia difje to 
ratione. 

Cofi è, ma toglietela che farà mai, Peggiofe 
@ fan Giuliano che ammazzo il babbo, er la 
mamma, 
Douete ammaz$sr piu toffo lamoglie , che và 
in Paradifo, in carne, o in offa chi la fcane 
na, 
Scannatela anchora voi fe fi và m Paradifo, per 
ciò. Etpoi sufa,. 
Che fai tu fe fi vfaò no? 
E forfe per lettera che non s *intenda? 
Parliamo d'altro , vatene in Coftello,. 
Spia perche cofa il gioielliere è chiamato dal 
Signore , di poi vientene a cifa che ti affetto 
iui, o 
Cofi faro padrone, io vado ratto, ma quefli 
che venzuno acalando infieme mi paiano il Gio 
ielliere , dlo Stiffiere , farà buono anapitare il 
tempo per trowarmi in Corte prima di loro, 

I D ij 


$mf. 
Gio, 
Stuf. 
Gio, 
Stuf. 


Gio. 


Stnf. 


Gio, 


Staf, 
Gio, 


Sinf. 


Gio, 
Staf. 
Gio. 


Staf. 


ATTO 
$ TAFFIERE. GIOIELLIERE: 


Che fo io perche cagione il Signore vi dimandi, 
Se fua Eccellentia vuole giocare hoggi meco fon 
per vincerle vn mondo, 

Adagio. 

Vinaro artiffimo, Mache fi dice in cortes 
Che il Papa và m Anignone, &r nonà Niz%, 
volli dire à Marfilia, o che il Duc d’Orliens 
ba prefa per moglia la fua mpore, & fiupifce 
ogni buomo di cotal cofa. , 

Quefio Papa è vn terribil Papa, es fono inop: 
penione che andra fottofopra tutto il mondo, ma 
a lor poftail noftro Marchefe è fauorito di tutti 
& però non fentiamo mai vn duoldi apo, tr 
Dio «e lo guardi cento anni. 

M°era fcordato fua Signoria da moglie al fuo 
Mgrefcalco iftafera in cafa del Conte, 

Adunque mi vuole per conto de gli anelli , d io 
ho da feruir per eccellentia lafua Eccellentia ; <a 
ti voglio moftrare vna fcatoletta di gioie vniche, 
[Za gloriofe. 

Guardate di nongire fuor dall’ Aué maria in là. 
Perche? 

Perche farete fualigiato della featola ; x della 
vitd,che importa più, 

Importa più la fcatola. 

Come diauolo più la fcatola? 

Meffer fi,io né darei quefte gioie per mille vites 
Si di quelle delle voftre vigne. 


Gio. 
sof 


Gio, 


Staf, 
Gio, 


Staf. 
Gio, 


Stafi 


Giò, 
Staf, 
Gio, 
Staf. 
Gio, 
Stf 
Gio, 
$taf. 


Gio, 


Stef. 


TERZO 
Io parlo di quelle di mille buomini, 
Potrebbeno effer tali gli buomini che harefte ra 
gione. 
Se fo(jero ben pari miei,benche farebbe difficile 


trouarne diea non che mille, 


Ah, ab, ah. 


Tormiamo alle pietre pretiofe, vedi quello Cds 
meo fciolto? 

Vepgiolo, 

Cento fcudi ne ho trouati, 
Troppo cojla un Camello fciolto ; ma che vars 
rebbe egli legato? 

Non fi potria dire. | 

Et quel Camello che dndaua fciolro 4 Piettole 
nen era flimato tanto. 

Io dico vn Cameo, 


— Si,fi iov'mtendomo. 


Eccoti vnlapis lafoli, O che colore d’aZuro ol: 
tramarino da anquanta feudi l'onda, 

Su la faccia a chi lo vuole, <3 la lebra, fe non ba 
fia il mal di fan Lazgaro. | 
Maide,maide,io dico lapis, er non male; &9 die 
co lafoli, eo non ladri, 

Parlando adagio io vi afferro , ma dicendolo è 
Siaffetta trafando con gliorecchi. 

Quefto è vn Carbone fratello del Theforo di fan 
Marco par di fuoco, tr è netto, eo brilla di for 
te che abbaglia la villa, 

Carbone n là, Fate à mio ferino, non ne patlas 
se d’hauerlos 


Gio, 


Snf, 


Gio, 
Saf 
Gio, 


Sf. 
Gio, 
Stuf. 
Gio. 
Saf. 
Gio. 


Srf, 


Gio, 


Strf. 


Gio, 


Gio, 


ASTE O 
A che fine ho atacerlo? 
Per noneffer confitto in afa, & io per me vo 
dire al fionore di non hauerui trouato. 
Come fi? 
Volete voî che io parli ù chi ba wn carbone? 
Tu intendi di quelli di fan Rocco, er io dico di 
quelli fra noi lapidary apprezzati piu di Smeral: 


di , &> Diamanti, e gli chiamano Carboni, 


Sié 

Madefi, 

La vabene a queffo modo, 

Mira che collana lauorata di traforos 
Lafciatemela porre al collo, 

Son contento , ma non ia maneggiare,che perde 
rebbe il luiflro, 

Adeffo fi che io paio vnodi quefti noftri fottiuene 
ti che falticchiano intorno alle amorofe. che fen 
<a la collana non farebbono il qanfenerino, 7 
il giorgio a fuo modo, ez forfe che non la por: 
tano larga , facendola vedere per tutto, Et 
perche la fcaa maggior moflira la' fanno far 
fi Sottile che tofto ch*ellafi tocca fi rompe. 
Le catene vogliono effere come quella che fino 
a Vinegia hs mandato a donareil Rè di Frans 
cia a Pietro Aretino, la quale pefa otto libre. 
Chi te lo ha detto? 

Alcuri poltroni che fcoppiano d’insidia. 
Quefto Rs merta la fignoria del mondo, 

Hauete caladonij, 

Io ne bo vno a legare, Hor vedi quefta core: 


amb, 


Sf. 
È. 
Amb, 


Gio, 
sof 


À TERZO 

na di acute fim[fime, 

Che cofa fono agate. — fia 

Pietre, come fono quelli niccoli, quefte corgnuo 

le, eg quefte turchine, le quali hanno gran 

uirtù donate, e, 

Fareme n prefente che per Dioho gran uoglia 
di uedere queSle fue uirtù, 

Non fi può, 

Perche no? RIA 

E'prome(fa. Hor guarda quefla madre per le, 
2cheti pare, è ellada Reina, dcheò 

La mi pare l’arcibufauola delle perle, non che 

la madre , co fquaraarebbe orecchio ad una 

macca non pure ad una Donna, 


AMBROGIO, STAFFIERE, 
GIOIELLIERE, 


Tu fei il folecito meffo, quattro bore fono che il 
Signore ti manda, € anco fei per nia. Et uoî, 
vbbidite di galantaria fua eccellentia che vi chia 
ma indegnamente, =. 0. > Ù 
Quefta fiera di Ricunati ch'egli mi mioftraua in 
rerterrebbe l’acquadel Minaè, — 

To'bò da feruirloilnofiroSignore, ,.,...,. 
Caminate che per miafé bauete qualche parerss 
trido con il cauallo del buon Lefù amendyi. 
Andiamo, andiamo, 

Si di gratia, 


ATTO 
AMBROGIO felo. 

Amb, Chi nonfcappa nelle Corti, oche è di legnod 
india, ò vero vno Ariftotele , che fludio di Boe 
logna, Mandianfi pure i fuci figliuoli in Corte 
che gli vuole Dottori intre di , è pure. vna dot 
ta Pol la corte, quanti vari buomini, di quans 
ti diuerficotumi , di che firani bumori , eg di 
che befliali (piriti ci vineno , &x è il pater noe 
Siro che gli fcolari che fono fi fottil d’inge: 
gno,to fi fcaltriti che ognuno foiano , tr ognu: 
no balfano , nel trauagliarfi con ì Cortigia: 
ri diuentano goffi alla bella prima, Et al fie 
ne quello che è più acuto huomo in Corte , toe 
fio che il padrone vuole , fa falti co’! ceruello 
che non lo giungeriano î penfiere d’un cortigia 
no che Sla appiccato con la cera nella feruitù, 
eo fi glifà credere cofe che fino è Ser Polo ne 
prende (paffo , er chi di aò ffeffe in dubbio ne 
lotraheil Marefcalco con la moglie , ah, ab,il 
pouerino & in vno affanno mortale, ma beati colo 
ro che in Corte vengono paz%i, che almeno 
efcono di briga à vntratto, 


MES. IACOPO, AMBROGIO. 


Mes.lac, Che difputi di faui, dr di matti? 

Amb, NO mieraaccorto di voi, ragionaua meco della 
burla del Marefealco noflro che arca il cofeffore 

Mes.Iac, Il confefore,to perche? 


TERZO 

mb. Percheficredegirealla giuftitiabanendo è ter 

moglie,ey non saccorge ch'è vna fola. 
essIac, None fola niente, anfi haurà egli vna bella, & 

ricca figliuola, | 
mb. Chevi paredel noftro Signore? 
s.1ec, Mi pare che Dio non ne porria fare vn migliore, 
Amb, Tu parli dafanio, ma nenfarebbe di Gontaga, 

fe non foffe buono ; bumano , eo liberale, Ma 
donde lo haî che fua eccellentia glie ne dia? 

Mes.Iac, Di bomffimo luogo, 
Amb. Onde? 
Mes.Iac. Di perfetto luogo dico. 
Amb. Puoffimentouare lo buomo? 
Mes.Iac, Vnchefa ao che fi fa» 
Amb. Cheè coftuiche fa tante nouelle? 
Mes.Iac. Il nuo barbiere. 
Amb, Ab,ah, luogo degnodi fede è la barberia, dos 
ue tutti i corrieri del mapamondo di/montano, 
portào li auifi.Eora andiamo m caftello,a ciò che 
poffiamo pigliare il luogo alla predim à tempò, 
Mes.Isc, Andiamo , ad ogni modo fiamo pagati per ifpen 
fierati , ecco il Pedance del Comune che borbots 
tacon la (4a ftrona pecoraggine, 
Amb. Camimamoche s'eglia fiappicca alle palle di 
affordirà conil fuo parlare foftidiofo, 
PEDANTE foloche viene cantando è Seri 
bere clericulis paro doctrinale nouelli s, Rectis 
as esà,a,tibi dat declinatiò prima, 
Ped. Nelle inteftine , nelle vifcere , nello vtero mi 
hanno penetrato le accolgente che mi hà fatto 


Pap. 


Ped, 
Pag. 
Ped. 


Pog. 


Ped. 
Pag. 


ATTO 

fua eccellenti(fima Signoria , di modo che io mi 
fono obliato di dirle la temeraria «x infolenz . 
tula ribalderiache mi hà fatto quello fmoriges. 
rato ghiotticulo $ ma ad rem noftram, Hanens 
domi fua illutriffima Magnammità eletto ‘al 
proemio, al fermone , alla oratione dello (pone 
falitio del noftro fotio. Nolo mirari io voglio 
ire d ragionare con le Ciceroriane epiftole ;, &r° 
fpero di cattar tal gratia con gli audienti, che 
poftulando la pretura, er il guberno di ques 
fa aurea Città, ommia gratis, &y cito obtines 

am,maecco il preettoricida, ù 


PAGGIO, PEDANTE 


Vofira MaeSli,vofiraMagnificetia, voftraSigne 
ria, hà vifto il Signor Caualiere mio padrone? 
Abi forchicula , ahi meretriculo il precettore. 
de i Mantouani condifcipuli fi delude per la pla 
tea an? cai a 

Che forbiculate , to mandragolate voi 2diterni 
fe Phauete vifto di gratia, | | 
Io ti giuro per lo Euangelio facro che ti farò dar 
tante verberature , che farai exemplo a tuttii di 
nediculi. 
Maeftro fatemi quefto latino sil muro mi pifcia 
ado(fo. san i 
Mingere po(fa tu le interiora, ghiottiadio, 

La fanta Croce che appartiene ala Asb,c» 
Meefiro? 9; vst oraria 


TERZO 

ed, Gran verecundia, che vno faciaticulo progoch; 
ad iravn graue litterato,9,0,0, 

dap. E yero cheil K. dello alphabeto fia Flato buomo 

d’arme? 

Ped. = VerumeStch’iotido quefio, 

Pag, Coni pugma? 

Ped, — Nonpoffotemperarmi dalle vrbane collere sio: 

glie quefPaltro, © © 

Ki Al corpo di Chri, 

ed. = Pomgiufoillcpide, 

rag, Iodiro aochens. 

ed, — Mentiris per gutter. 

Ki Mel vole$te pur, Pedante poltrone, 

ed, = Tufuggi maledictus homo. 

ag. Tovi hodoue fifoffiaallanoc,tvpliete, 

ed «= Ame lefica?ecc qui ilmiodomiaulo, eo tue 
guriale alberoylo, il'erebro mi giricula, Vos 
glio entrare per reguiefcere aliquantulum. 


ATTO QVARTO. 


MARESCALCO folo, 


lar, Tanricco doueria pur tornare, 6 Dio che 
(3 l’haurebbe mai penfato che una fi crudel 
ruina mi baueffe à uenire a doffo, quanti male 
auenturati buomim bò io confolati a miei di, che 
per nia delle mogliere fon diffatti, eo della robba 
eg dell'honore,quante cofe bò io udite raccontare 


Mar. 
Rag. 


Mar, 
Reg. 
Mar. 
Rag. 
Mar. 


Rag, 
Mar. 


Reg. 


Mar, 


ATTO 
da quefto , 7 da quello , di queSta, do di quel 
la, co quanti ne bò io vifiimo(trare à dito con, 
dire io iftanotte bò fatto, cy detto alla fua moe 
glie, foggiungendo il becco , il cornuto. Il 
glioffo, er hò vifto di molti che fanno la malidis 
tione nella quale gli han pofti le moglie , vergo 
gnarfi di tal mamera , che dubitando che ciafcue 
no che parla non parli di lui , non apparifcono 
mai ne in chiefe , ne in piaz, ne in corte, 
Io veggio il nvio fegutello , egli ne uiene ridene 
do, Non farà forfe vero che per gli anelli fia 
faro chiamato dal fignore, 


MARESCALCO, RAGAZZO... 


Et beni 

Non uorrei darui male nuone , la moglie è vo: 

Sira, pure. 

Che vol dir pure? 

Che sò io,il Gioielliere è per voftro conte. 

Hai tu per certo che non fia per altro? 

Hò veduto gli anelli, 

Che importa , egli moftra fempre quelle fue gio 

ie al popolo, 

Credete voi che io fia cieco? 

NÒ, ma qualche volta pare vna cofa per vn'als 

fra. 

Corpo di fin, me la farete appicadre è Do: 

mene, 

Forfe adcortofi che tueri inifinfe di comperargli» 
| Egli hà 


QVARTO 


“Egli ba detto, io compro guefli per uci, 


Non c'e altro uoi che io al mondo? 

Diffe anchora maeftro. 

Et de glialtri maeftrit 

Impertrepatelo è voffromodo + Io vidico che 
andiate à furui lauare il capo, to la barba, tr 
à pulirui rofto , che bifoona cheiflaferavi ai re: 
chiate alla moglie, atorla , &r à dormir fe. 
Sono io fcilinguato? 

O' facrata noSlra ,ò fortuna porca , io an? tor 
moglie # ame la moglie è ey che bò io fatto, 
O' fonoi galant anelli, vn rofjo come vn gam 
baro cotro, € l’altro verde ume la falfa, 
Che mifà il colore , ò force fcommaricata, fore 
te imbriaca, 

Vo fi chiama carubino, faraphino , vna vol: 


tan ino và il ncmediquel roffo er il nome 


di quello verde. Non mi ricordo fimel caldo, 
ò Smeraldo ; tanto è, io vi hò auifaro della moe 


glie ,famon, 


Che hò io da far del nome? 
Niente del nome , ma wimporta bene di fepere 
che coftano quattro ducati larghi, 
Quattro ducati an? 
Quattro , tre, x mefo, poro piu, omeno. 
Mi (la bene quefto , er peggio , che douea ats 
tendere à ferrare l’oche , dico l’oche non che 
è canali, € lafciare Zafeare per le Cortii pos 
laStrieri , i beuitori, i cicalomi ,@& gli adula: 
sori, Che à lore toccano i fanori er i ripofi, 
E 


Con, 


Re9. 
Mar, 
Rao, 
Con, 


Co, 


ATT O 
&7 nò dun par mio. Ecco è me. 


CONTE, CAVALIERE, 
MARESCALCO, RAGAZZO, 


Noi habiamo caro di faticarai per ce galante 
hbuomo , ey nofiro amiafJimo ; il Signore di 
hà comandato che d due hore ti memamo in 
cufa del Conte done fono apparecchiate le noze 
6, 
La fpofa, co le nozfeconuenienti ad un grane 
Signore ; non pure adun fena grado, &r fei 
obliguto in perpetuo alla Eccellentia fa, 
Se a uno che ti lega una pietra al collo mentre 
che fi Fia per din fi ba obligo io fon più 
obli gato al padrone che none laliberalità, & 
la virtu al Cardinale. H. de Medici, diffe 
Pafguino da Roma, ma chebo io operato cone 
trail Marchefe è fappilo il aelo cheio nonaffaf 
fino la bonta fua , come affa(finaua fra Benedet 
to, to fiarò prima a fencenta deffer gettato in 
vn deftro , che tor moglie, 
Che beStemmia.Vî parrebbe Zibetto. 
Taci fe non vuoi che io mi sfoghi fopra dite, 
Silentio. 
Meefiro io ti vobene, co agli amici fi vuol dar 
fempre ottimi configli, Sai tu ad che ti auerra,fe 
il Signore incende queSta tua fantafticheria, fi 
mcaera, eo bafa, 
Et non è ciancia, 


Con, 


Can, 


Reg. 
Con. 
Roo, 


Cau, 
Con, 
Cau, 


Con, 
Reg. 


QOVARTO 

Di poî che io non ce l’habbia detto , tu deueres, 
(ti pur fepere,e eo bauere meefo da ciafcuno che 
nes c'è fenon un Duca di Mantonaal mondo, 


— & che folo egli frai Prencipi dona , accareze 


 & fa grendii feruitori, eo non vefieno cofi 
i prim gentil’huomini del Papa, ne dello Im: 
peradore come vefli tu; ex fe tu hai occhi il pu 
oi hauer vifioin Bologna. Et vaglion piu le 
amoreyoli parole di fua Signoria chei fetti de 
glialtri; eo fela [ua bumamtà nonci faffe 0: 
gmuno conpagno , non ardireSti are in fu'l tie 
rato di ciò che ti comanda. 

Il Conteti fruella da uero amico, 7 confidera 
reco che dopo il fatto il pentre va! nlla,la fortu 
na ha il crine dinaZi,auertiferi faperlo pigliare, 
Se ella lohaweffe dietro, 

Taci tu, 

Come taci tu, Non poffo io fauellare alle noz%€ 
del padron mio, 

Egli hà ragione. Ma attendi al Conte che ti vu 
ol bene,credi a effo che fi trouano per tutto de i 
Marefcalchi,ma non già de i buchi di Méteya, 
Non per Dio; to fe tu non fei fauio vorrai rane 
derti à hora che non farai 2 tempo , togli la hoe 
ramai, ma un tuo pari fempre fi hà a fare 
vtile per forZa,perche fiere ignoranti to glila, eo 


— ffacciati, che te loridico di nuono. 


Non dir poi,io no” penfaua, 
Sai tu quale è la peggior cofa del mondo? 
Il mio padrone, 


Mar, 
Con, 
Mar, 
Con, 


Cau, 


Mar, 


Rag, 
Mar. 
Rao, 
Con, 


ATTO 

Si sò, 

quale? 

Il ter moglie, 

Baie. Ton dcoche la peggior cola che fi frcs 
cia è lo slegnarei fignori, e fon più faali 
le vie che gliranio perdere che quelle che gli 
fanno trouare, Hor non far fi che il nofirofi sde 
gui, che fe bene affai indugia, come la gli fale non 
a giouano bagatcelle,egli ne fopportu vna, due, 
ettre, tr noue,to dica er poi ti pumfce di tut 
te quando l’huomo crede che gli fienofcordate, 
Rora io lafcio fare a noi che fete maeftro, 

Si diffe quel villano al barbiere che gli pelaya il 
capo con la liftia dimandandogli v'era troppa 
calda, | 
Voi mi farete attaccarla al piradifo, che voles 
ce che io facaa di moglie. Come ho io à vie 
sere con effa im cafa di chi la ho io à menae 
re, à chi l'ho ba racommandare accadendo par 
tirmi, a chi la lafcero, à voi altri, perche ris, 
guardare affai gli amici, ex i parenti, nol” fac 
ronò . Dite pure al Signore che ma fquarti,che 
mi abbrua , eo chem attanagli, che non fon 
per torla per me , ne per vor, che fomma vo 
glio effer huomo , go non ceruo. 

Ceruo non vuol dir becco padrone, 

Deh tra là, 

Di gratia, 

Chero, referiremo la tua afinaria al Signore , 
segli a commette che ti caniamo gli bumori del 


£ e» 
Cau, 


Con. 


Ma", 


OVvVARTO 
capo faremo il debito, 


| Tu fuSti fempre vn cuallo, tr s'egli Feffe à me 


fi trattarei da quel che fei. i 
Lafciate andare che margerail pan pentito il 
futfante, 

Io fono buomo da bene nel grado mio, quane 
to voi nel voStro, cy bauete vngran torto a dir 
mi villamia. 

1 torto habbiano nei è non far con altro che con 
parole, 

Sta di buona voglia che fe il Signor e lo coman 
da tu la terrai ,0 a lafcierai le cuoia , torniamo 
in corte caualiere, 

Tormamo Conte. 

Che ti par force ladra del cnfo miozla torrò?non 
fard per Dio, Vordi fi, cr iodinò. Machi è 
quelto che ne viene cofi adagio im verme , egli 
é il maeSiro, 


MARESCALCO, PEDANTE. 


To non vi conofcéa, oue andate? | 
Cogirubam ideft penfaua alla innata boritute del 
dominatore , del protrttore , &r del Monarat 
noftro, labemomtà del quale rm ha pofio f@ 
gli homeri il pondo della oratione nella pompa 
delle tue nupre. 
Adungue io la torrò? 
E ij 


Mr s.ldc» 
Ped, 


Mes Tac. 


, 


Ped. 


Rs9. 
Mes,Idc, 


Del. 
Mes.lac, 


ATTO 
MES. IACOPO. PEDANTE: 
RAGAZZO. MARESCALC. 


Se ne auederia un cieco chela torrai, ma chi 
non la torrebbe? 

Bada à me fotio, per Deum per Dio ch*elia è del 
leformofe puelle di mantoua, 

Cafo è buona che belleX%G fenta bontà è cafa fan 
Za afcio, nane fente vento, er fonte fan2a ace 

4a, 

ten di Seneca in capitolo, xvij . de apilibus 
mundi, 

Che,il maefiro befimmriat 

Queto , d paz. pazfo,iolo vo dir tre volte, 
a cio che tumi oda+ Non faitubeftia, io lo die 
ro pure, che fe tuo padre non toglieua moglie 
che tu nonfareSti? <o hò imcefo dal predicatore 
che é meglio Deffere nato eg andare nello infer 
no,che non effer mai flato, 

Auguftino de Ciuitrte Dei, 

Come un, buomo fi deue perdere in'‘cotaie ofti: 


— natione come ti perdi tu 5 co non volere che do 


po di ce rimanga vno altro te in quefta Città? 
chevado penfando che fena i caualli panrebbeno 
vno incommodo grande, queflo dico per le cu 
re miracolofe chetu fai nelle rimprefioni, ne i 
vermi. neî quarti s nelle incaftellature , nello 
inchiodarfi cy etera; Et perdò à ciò che giuns 
to il tempo del tuofine, confumato dalla vecs 
chieZ %& , dabbattuto dalla infermità mancana 


OVvVARTO 
dici i,figliuoli nati dite in tuo luogo fuccez 
dendo la terra nonfi accorga di hauere perduto 
mente, 

ped, —©Obeldifcorfodella prole, ey della orbità. 

Rag. Chediremaeftro? 

Mes.Iac, Hor viem quà ey afcoltami come fi debbeno ac 
fcoltare gli amici, Che fi vò narrare vna paro 
ticella della contentezZa mia deriuata dalle prue 
dentia, dalla fufficienta, co dalla continen%a del 
la mia conforta, 

Mar, = Contrcemi quefli miracoli , ma fente bugie, | 

Ped, —MefferTacoponoftronone viro mendace, ne loc 

quace ,'fi che afcoltalo atendilo, 

Mes.Iac. 1o(conibuon ricordo fia ) tolfi moglie nell’anno 
che il Marchefe vechio liberale , ex gloriofa me 
moria piglio il baftone della Chiefa , io dico ma 
le, l’anno che fua Eccelinta fu Confelomere: eg 
deuea bauere io allbora venti, 0 vent’uno anno, 
0 circa, o era nudo , er crudo come fono quae 
fi fempre tutti i Cortigiani , e venne la buone 
mogliere , non poffo fare di non piangere quan 
do me ne ricordo, 

Rag. Non piangete Meffere, 

Ped. —Lacurne della affimtà tira: 

Mar. Cheprstim, 

Mes.Iac, Venne la buona mogliere, eg inin vna fua hos 
noreuole cafa mi raccolfe, la quale fendo fore 
mtr.di morbidi letti , di apiate maffaritie mà 
riftfcito damorte a vitu etscofi cominciado è gu 

Star la commodità, di di 1'di diuetmua un'altro, eg 
i E ii 


; ATTO di 
ella prudentemente euftando la natura mia ,tuî 
to quello parlaua , tutto quello ordinaua er 
tutto quello operaua che io a bocca appena non 
de barei fapuro dimandare + Occorfe nen fo 
che mia malatia ,ò Dio che curd; ò Dio che 
folleatudine , 0 Dio che amore vfeiua di lei ine 
uerfo delle bifognd mie, ella non margiaua, ella 
non dormua , ella non pofaua mai anzi ad de 
gr minimo mio fefpiro , ad ogrà mimmo mio 
rivolgimento era in piedi, € che vi duole 
co che vi piace ? 7 che dubbitate ? ey nel dar 
mi il peSto , il pane in brodo vfana tente dol: 
ci preghiere che mi facena diuentare di mele 
quel abo che mi parea daffentic. Et chi l’has 
ueffe vifta intorno al medico dimandar. della 
mia falute firupgendofi , baurebbe potuto co: 
nofcere che cofafia mogliere ; er chi potria con 
trir musi l’amoremolezz® che mi raddoppio poi di 

| Wenutò fano, È 
Ped. Ariftotile fa wnfimile dialogo nelPethia, 
Mar, Spacciateni fec'è da dire altro. Salt. 
Mes,lac, Adagio , dice che riu cordiale frutto, niuno 
fuStantienole abo fi potra trouare che à me dal 
la mia dolciffima moglie non foffe apparecchia 

to, fui fano per la Dio, ey [va merce, tr mi 
nacque il primo figliuolo mafchio, < n°heb: 
bi tanta alleorez%a che mi domenticni della 
Corte , del feruire , <7 delle (perant dei mei 
meriti , <o trafformata mi di Cortigano in vno 
amator della quiete ey della confolatione di cafa 


ù OVARTO 
mainon vfcina, d fe pur ne vfciua, mi parea 
ogm attimo vn giorno nel ritornarui s &r cres 
Srendo il fanciullo del vederlolo gioccare à tas 
uola,per Sala. co nel letto godea convn piace 
i re incredibile. T | 
Ped, Eccoti virgilio , mibi paruulus aula Lauderet 
Aeneas » La regina di Cartagine Dido non fi 
‘ volgea mai il truculente fetro nel latteo , er es 
burneo pettulo, fe di Enea haueffe hauuto vi 
i: puerulo da poter feco ludere indomo. 
Rag. VoifapeteàmentelaBibbia, er il tefiamento, 
LR eo ogm cofa maefiro. . pci 
Ped, =—QueSiinonfono paffi da adylefcentuli, non mà 
x interrogare piu, che io nonti rifponderò 
Mar, Iputti,ri pazzi guaffano la cafa» 
Rag.  Etipollidoue glilafciate voi? | 
Mes.Iac. Lo fion mi ramento più quello che dicea. | 
Rag. Ilmaefiroguivihafatro vfrire del (eminato, 
i lafciate dire è lui maeStro, — 
Mar. Ab,ab,ab,chefacetia ds Comedia, 
Mes.Iac, Iotifimrò il mio razionamento vn'altra fiata, 
baftiti bora che io ti conforto è far queSia cofa, 
che è vna mofca fan% capo chi è fanta moglie: 
bios ré, * 6 i } : 
Ped. —Plutarcho de infomo Scipionis dice il medefimo. 
Mes.Lac, Ti volea contare giando io per la quiftione , che 
tu fai , era in pericolo di effer bandito ,& per 
induftriofa prudentia di moglie ma , nen pur 
fui bandito, ma bebbi la pace in otto di, ne tt 
penfar male, che eNa tolso in collo il noftrofiglie 


ATTO i 
woletto andò dinangi al Signore contunta bum 
lità , che fee piangere ogmuno per la cenerezo 
<a de le fue parole, . 

Mar. Horsù, iovocredereche fia molto piu che non 
bauece detto, ma parui che un caneftro d'una 
facaavendemia î fe ci fuffe qui vn centinaio di 
quelli che l'hanno , che credete che diceffero dels 
le loro, volendo dire il vero? 

Mes.Iac, Non nezo chesnon ai fieno delle cittiue, per che 
anche tra gli A poftoli ci fù Giuda. 

Ped, = Omnisregula patiturex-epnonem latine loque 

do, 

Mes.Iac, Ma quefta( che fi può dir tua )) è predicata per 
donna fanZa pari , e è un’angelo , un’anges 
lo, 

Rag.  S'ellaè angelo toglietela padrone. 

Mar, Setuparlipiùti peftero l’offaconle pugnati pe 
lerò il capo con le nocche, &9 ti trarro gliocchi 

| con le dita, 

Ped, Irafcimim, eo nolite peccare nell Apocalipfe» 

Mar, Et pernonvitenere d tedio dicoui M., lacopo 
che non me ne ragionare più, fe volete. effermi 
amc sio vi parlo, 

Mes.lac» Che mi fà la tua amiabia, io ti configlio dafra 
tello , cor hauerotti è rifare , và pur dietro, tu 
fi graterai vn diil culo, e piangerai la feense 
pitt tua; ey fe il figner manca di donarti adche 
ti dona; tu andrai in arnefe come Don Eranfts 
no,t7 fcoppi fe nontirimetti quella cotal di uo 
io intorno , bafciando ito dii piedi à canolli. 


OVARTO 

Mar. = Tofono buomodabene, 

Mes,Iac. Sia quel che ti piace,che io non farei mai piu con 
tento fe tu mi vole[fi bene | Andiamo maeftro in 
fino à fan Baftiano volli dire al.T.che forfe Tulio 
Romano hauera fcoperto qualche biftoria diuina, 

Ped, — Eamus,ò chebella machina è il palazZio che 
dalla archicettura del fuo modelliculoé vfcitos 
Vittrusio profpettiuo prifco hà imitoro, 

Mes. lac. Andiamo di qua, 


MARESCALCO, RAGAZZO. 


Mar, Mivienvoglia di andar dietro è queflo vecchio 
rimbambito , x, dargli vna cortellata, infes 
guandooli a perficadermé di torre quella ch'egli 
refutaria volentiere. Ma fempre aduiene che un 
che ha rotto il collo in vn mal paffo brama, che 
velo rompa ogn’uno. Ma tanto fa altri quans 
to altri, 

Reg. DateglialVecchio.dilmal vecchio, dIl trifto | 
buomo, padrone ecco I Gioiellere,a uoi, 


GICIELIERE, MARESCALCO. 
RAGAZZO. BALIA. 


Gio  Dallaqua,tocaila fu,buom prò,proficiat,io fapen 
do che per ti fi comperauano gli hò dato due gio 
ie che rifarebbeno l’elmo del Turco fatto è Vine 
gia da Luigi Casorlino, o che viuo fririto,ò che 
gulante gentil’huomo, Oche perfetto fotio. 


Mar, 
Gio, 


Mar, 


Ra9. 
Mar, 
Rao, 
Mar, 
Reg. 
Mar, 


Roo. 
Mar, 


B al, 


ATTO 
Gite,gite è fare i fatti voftri. 
1 fatt: me: fon quelli de giiamia , ma tu fei fan 
reftico hoogi la iuuna è fcema ; lafciami andare 
à vedere le medaglie, &7 le fiatue. eg ivafi, 
che bi trosaro l’abare n vndeflro anio fra. 
le quali incendo che c'è la teffadi San Giufep: 
pe di mano di Polyciero, x vn piede dello In 
prinapio di mano di Fidia. Ft veduto il tut: 
to n porrò mordine per andare à Vinegia a 
baratrare dien milia pisfne a granate, er per 
le, delle quali voglio ricamare la mia vefte d 
oro ricao fopra ricao, cy mente per la gola 
chi vuol dire che ella fia (tara fatta delle barde 
di Bartholomeo , to (on Cayaliere attolie, 
fongioielliere apoftolico , intendimi tu Marefcal 
DI 
Intendomi , andate in buon’hora, Che afino è 
coftui , & che vorrà la ra Baliache ne viene 
à me di trotto. 
Io sò ad che ella vuole, 
Beft:uclo , be/limolo, 
Lo sò chiaro, 
Che vuole? 
Che la meniate alle n0z3e. 
Quefte fono le nozté , quefte fono le mogli , & 
quefti fono î mariti. 
A quella fog gio fi alfaffina chi vifa piacere, 
Q uefti fono1 piatri , quefti fono i feruigi , & 


- Quelli fono i tuot merin, 


Fatuui fcorgere per le piaz%E,non più dico , lena 


Rep. 
Bal, 


Mar, 
Rag. 
Mar, 
Bal. 

Roo, 
Mar ‘ 


Bal, 


Mar, 


QVARTO 

ti di qui, Sfalufo tu, bor non piu mò. 

Si fapra ben fi , afpetrate pure, è me an? 

Fermo dico, nonti vergogm tu ai volergli correr 
gli dietro? . 

Rubaldo ghiotmo. 

Per tutro il vò dire. 

Deb puttana. 

Hor fù tempera la furia. 

Bafta, bafta. 

Lafciatemi vecchia ftreza che al corpo di , che 
mi farete fcappare la parente. 

Eglié vn peccato è farn bene , quante fe ne pa: 
te per queSto falimbello , che ft vuole hopgi 
mancare ogn’uno che tu fia veafo Pio voglio $ 
io men vado a cafa mia fa conto che io non fia 
quella, 

Barbutocaa fantafima nella mal’hora. Io né 
gli bò pur leuati dinan3i : e Conte, eg Cas 
ualiere , ey Ragaz$o, co Baia , e” Meller. 
Iacopo cacone, Horio vò vedere chi mi darà 
moglie per forZa, comandima il fignore ch'io 
metta lavitaa sbaraglio che tanto mi fara ct 
ro, quanto mi è difcaro, il comandarmi , an: 
Zi il pregarmi che io rogliamoglie , alle fe non 
torrò, per Dio non dari , al Marefcalco moglie 
da? nò ,nò penfi pur ad altro, cy fo che mi voz 
glie morto facaami (parare è vntratto, 7 non 
ma tenga im fu quefte croa + 


Mar, 


Stef. 


Man 


ATTO | 
STAFFIERE. MARESCALCO, 


Voi fiate il ben trouato, 
Ben venutot 


. © voi rifpondete freddamente , io-vi fon pur 


amico. 

Di gratia non mi dar feflidio. 

Come faftidio è voi douerefte gir ballando per 
la (trada , ey gite piangendo, 

Perche ballando? o 
Per lamoglie per il fauore , er per ladota, 
Non mi tormentar più ti prego. 

Le cale chebauete in gamba ferano pur le nie 
e nero? 

Se foffi altro che Staffiere del signore, è che tas 
cerefli,0 che qualche cofa farebbe, eo fe mifluze 


. Zicchi porrò da parte îrifpetti,ey forfe, forfe. 


Che rifpetti, e che forfe , io nonti (limo quee 
Flo, fe non che mi vergogno a porre cn uno 
artigiano,che appena fa tenere in mano duo chiu 
di cy un martello , nonchela (bada, ti proues | 
rei che la coppa che tuhai torno è di tela di 
ragni, Etlatorrai, € ’haurai, e la pigliarai 
à tua onta, Si la moglie, la moglie fi,bdioil fis 
lello? — 

Anchora che Phuomo soglia non fipuò attende 
redi fatti fuoi, eo è forQaà ruinarfi il di mile 
le volte bontà di cotali fiaccacolli, 

Che diaf 

Ioti fon feruitore và con Dios 


OVARTO 
La farà delle ben maritate , tisò dire. To Non 
sò chi fi babbia piu à difperare , 0 la moglie di 
te,otudi lei, bor toglila, € nonfar tante no» 
uelle, 
O'Dio sò Chriflo,0 Iefu, Che tormenti fon que 
Si, ioti fupplico fratello ragionar d'altro, è 


— andarti con Dio, 


Ragioriamo di quefto che importa lauoftra fali 
ati, t toglietela. 

Mona fi può più uiuere. 

Belli(fima. 

Il modo è guafto. 

Quattro mila feudi , to più, - 

Bifogna mutar flant. 

Parte in poffe[Jioni, ey parte in danari. 

La và coft, 
Gentildonna. 
Patien<4. 
Giouem[fima. 
lo mi ti raccomando,io entraro in cafa mia, per 
che tu mi lafci flare, 
Nonvi fi fcordi le calfé + ah,ab,4b,io bò feruis 
to il Signore che mi commife cheio lo moleftafe 
fisab,ah,ab,ah,che dolore egli hà,lafciami ritor 
nare in Corte, 


LI 


ATTO QVINTO, 


MES, IACOPO «nil fuofigliuolo. 
MARESCALCO } 


refcalco non potrei fe ben voleffi tener col: 


Mes.lac, T: che hò tenuto lunga pratica con il Mas 


Mar. 


Mes.Iac, 
Mar. 


Mes.Ig 


lera feco , che invero egli è huomo gene 
nile, cy merita d'effere amato siolo voglio tan 
to aftettare che egli efcadi cafa , &7 con Peffem 
pio, er con il ceflimomo di quefto mio figlie 
nol maggiore riconciliarmi fe@ , ey corftrine 
gerlo a corla per amore, & adche non gli fof: 
Je fatta tor per forZa , non gne ne banendo poi 
ne grado, ne grana, maio’l veggio. | 
Saria buono leuarmi di quefta terra per vfeire 
di tanto tormento , ma ecco la mia tribulatione, 
Maefîro le parole che fra gli amici nafcono fon 
abo del vento; però vadino in fume i noftri sde 
gm, er parliamo in ful faldo infieme. 
Certamente la mi è paflata, eo fon vofiro cos 
me prima, Tuttuuia che non mi aandate di 
quello che di vdire mi trafioge, ai 


Ecco vno de i primi frutti cheio bò colmdella * 


arbore muliebre , ecco la fede'della mia vita,eca 
co il baffone della mia vecchiezZa, ecco l’oce 
chiale de i miei anni queSto è mio figlio, ques 
Sio è mio compagno , er quefio è mo fratello, 
egli mi gouerna , egli mi ferue, gli mi guida, 
7 nell'ultima mia etade , piaando a Dio, ques 
Fonon 


OVINTO 
fio non piu di fialinoto , ma di padre farà vffido, 
ey come io hborafoftegno , fi egli allhora fefler 
rà lafamigliuolanefira, | 
Mar, Diovelo guardi ,ionon fono di quelli auentue 
rati che pojja (perarne d’haue: ne untale, 
Mes.Iac, Afcolta pure egli canta, egli frona , egli caual: 
su, egli fchermifce egli hà buona mano , buos 
ne lettere, balla bene , tringiameglio, Et é at 
to ad attendere alla perfona del Soldano . Etha 
uendone tu vno fimile non lo bauerefti ? aro © 
me hannoi vertuofi la liberalità del nofiro fis 


gnor Duc. 

Mar, Tacte che viene il Conte, ey il Caualiere,che 
far à, 

Mes.Iac. Và figliuolo mio che s'appre[fa l’hora di canale 
care i poledri, 


© 
F.d,M,Iac, Padre il Sarto é un traditore, 
Mes,Iac, Perche? 
Fig. = Percheiocredeuaveflirmi domattina e i panni 
non (on pur tagliati, 
Mar. Dubito, 


CONTE. CAVA!ILIERE, MES, 
IACOPO, MARESCALCO, 


Cons Voi citumortit 

Cau. Eccoci tuoi più che muî. 

Mes.Iac, Egli è piu pieghewole che un gimeo, 

Con Perdonacidi cio cheti diemmo poco fas 

Can L'amorchetiportiamo a feavfcir de i termini, 
E 


AT T © 

Bies.Iac, Cofi fono vfcito fe, 

Mar, LeSignorie vofire mi fon padroni , to non è le: 
ato che i feruidori fi corrucino con effi, pur che 
non nt parlate della moglie , eccomi pee fofferie 
re ogra cofa» 

Con. Fratello noi ti ringratiamo, eo tortviamo d te 
per parce del Signore , il qual per noftro meo ti 
prega ,nonti omanda, che ti deo dara il fi, 
acaoche iftafera tu (pofi la fanciulla. 

Mar. Ion fento morire. 

Cau, Eca fulenouelluz% da putti, 

Mar, Che penitenza, 

Con -Afcolra pureche tofto sì benedirai le parole, 
i paffi. 

Mar, Horviala che io odo. 

Con SuaEccllentaoltra glialtri beni che ti fa come 
le hai dato l'anello h vuol crear Caualiere grae 
do honorenole ad un Rè, 

Mes.lac, E che vorrefti lafagne? 

Cau Certoilpis degnotitoloche fidia adum Prens 
cipe è il dirgli Caualiere. 

Mar, Peggiomifadiqueftoche della moglie. 

Gon, Infenfato, 

Cau. Poueretto. 

Mes.Iac, PaX{erello, 

Mar, Caualiere (prond’oro? io mi fpecchio nel Gio 
iellere che anchora che egli fia ftato canomi$aro 
per pazfo, gli è pur rimafo tanto di fauiez<a 
che nonvuoleffer chiamato Canaliere , perche 

non giona ad altro che è mandarti à man drittà, 


QVINTO © 
__ theè qualche volta vn difcontio grande, 

Con Chefpetie, 

Mar, Infineiohdintefoche come n fignore vuol 
dar lo incenfoà vno lo fa caualiere , er fla bene 
cotal nome à chi hà più bifogno di riputatione 
che di robba, 

Con Gliftabeneadogn’uno 7 futrouato non folo 
«per pompa della nobilità , ma per nobilitare als 
trui, 

Mar, Signori Caualiere (anta entrata è un muro fane 
gcroa , il quale è frompifciato da ognuno, 

Mes,Iac, Egli anfona, 

Cau, Eglinon puo far teftamento, 

Con —Lafciamo andar queflo , cy tormamo alla (pofa, 
Sappi ch'ella è dotta. 

Can Vero è,er quel madricale che fi canta nouamen 
‘te nell’aria di Marchetto è fua compofitione, 

Mes.Iac. Io non canto altro, 

Mar, =—Adunque ella è dotta? 

Con Dottiffima, 

Mar, E poteffa! 

Cass Ellaè ome tuodi. : | 

Mar. Io fonchiaro, io le (ento ,io le veggio, ella 
compone è Come le Donne fi danno à far Cane 
{om , i mariti cominaano à dar greui dinanzi, 
Er mi chiarirò l’altr’biere due donfelle leg gene 
do il firiofo la done Ruggiero, bebbe la pofia dal 
‘la fata Alana, 

Con A propofito quefta nonlegge fe non la vite deî 
‘fanti Padri et gli baueremo abruciare vndi piedi 

F_y 


Ma. 

Cano 
Ms, 

Con, 
Mar, 
Con, 
Mar, 


Cau, 
Mar, 


Con 
Mar 


Cau, 
Con, 


Mar, 


Con, 
Cas, 
Mar, 
Con 


Mar, 


ATT O 

come à Lena dallo olio, 
Lafciatemi finire, 

Atcendi,attendi à rifoluerti che farà meglio, 
Parlate voi, che io tacco. 

Hor vagliaun poco à dir la verità, 

Deh vdite diea parole ey poi parlate fempre + 
Di. 
Nonpar le dontelle che leggruano l'Arioflo, 
ma io nol vò dire, bauendo il libro, 

Qsal li bro? 

quel libro doue fono dipinti gli vecelli che hans 
no i nidi di velluto, 

E poi? 
Solamente à vedergli vennero in angofcia, 

Ab, ab, ab, ab, ah, ah, ab, ab, ah. 

Tu miri le cofe troppo per il fothle . Io ti dio 
Se tufei fi cieco che tu non veggia la ventura 
che è nello imbatterfi in vnafemina d’affaià 
Io vi dico fe io fono fi cieco che non veggia la 
difgratia che è nello imbatterfi in vna femmna 
da 00, 
Quefla è conofciuta per fufficiente da ciafcuna 
perfona. 

Sella foffe altrimente il signor non te la darebe 


(4° 
Oh quelli fignori, oh quelli fignori oh quefti fio 
gnori fono le male beftie, bafta, 
Quante mogli conofco io che selle non foffero, 
i mariti andrebbeno mendicando, 
Quanti mariti conofco io che fe nonfuffero le mo 


O v'iNTO 
gli andrebbeno triomphando, 

Mes,Iats Non c'è la peogior cofa,io nol vò dires 

Mar, Ditelo pure, 

Mes,Iac, Che non volere acqua sù îl vino. 

Mar, Voifcorgece il fufo ne i miei occhi, to non fente 
titela colonna nei voftri” 

Con Nonvfciamo di propofito hai tu parlato qui con. 
Meffere Iacopo della contente della moglie. 

Mar. Sîbò, afidi 

Con Chenehairitratroè 

Mar, Chemi vuoi maldi morte, 

Mes.Iac, Come di morte? 

Mar, Dimorte fi, à configliarmi di quello che Ambra 
gio buomo da bene, cy buomo diriro mi bd fcon 
figliato , dicendomi tutto il contrario di quello 
che mi diefli voi, , 

Cau. Ambrogioate» 

Mes,Iac. Ad Ambrogio credi 3 

Con. Ad Ambrogio daifede ? [PN 

Mar, = AdAmbrogio credo,er dò fede come al verbi 
caro , to mi viene hora m mente vna cofa, 

Con Ghecofa? Da FINI 

Mar, Vnacofacheiovidi fareà vna donfella di core 
to, ‘ 

Con Chefeella? | 

Mar. mifeàrumoretutto il palazZo tagliandofi vna 
wnghia, E forandofi levorecchie per impiccarfi 
non sò che ciabatterie rideua piu di core che non 
riderei io fe il Ducd penfaffe ad altro che ‘alle 
mie moglie, 

ij 


Con, 
Mar, 


Con. 
Meo. 


Mar, 


Con, 


Ped, 
i Mar, 


Ped. 


Con. 
Mar, 


Che è per quefto? 
Eche fon mercantie da perderne cento per è 
fo, 
Latusnonè donna fora orecchie non che ella 
non è di quelle. 
Se ella pifcia come l'altre è for%a che fia di quela 
(I° 
Che huomo 4 2 credete voîche fe queftanon po 
ceffe bauere le robbe dibroccato come le Reis 
ne, ch’ella voleffe cadere à riuna nelle altre vaa 
mtà è fenvine del diauolo che il cancaro le mane 
ILA 
Rifoluiamola di mille in vna + Sappi che quel 
lo che debbe efere conuien che fia egli è deflia 
nato che tudebbi iftafera tor moglie, 


PEDANTE, giunto impronifo» 


MARESCALCO,., CONTE, CAs 


VALIERE, MES IACOPO: 


Sapiens dondinabitur afiris, 

Ecco chi procurara per me , che dite voi maeo 
Fro? | | 
Dico che faui dominano gli afiri cioè le (telle, . 
Però è di neaffità che tu la tolga. Leo pi Tolo: 
meo, Albumafar, ex ghaltri aftronom arca il fi 
tis agimur,il fic fata volet il fic'erati m fatis, 
Che dia tu mo? (sn 

Dio che hò ftoppsti dietro Albumafar , ey Telo 
meo , eg tutti glia(trologi che fona , &y faranta 


à 


Cau, 
Mes.Iac. 


Pel. 


Mar, 


Con. 


Pe d, 


QviNTO 
mo, 
AD, oh, ah, 
Maefîro vdite, effortatelo con le voStre philofo: 
phie a torla, &r alungute la diceria. 
Volentierì , libenter quis babes aures audiendì 
onidiat, vogliati ù me fotio, quia amici fidelis 
nulla ei comperatio | Ogni cofa è voluntà d'14 
dio, & maffimamente i matrimony , ne i quae 
le fempre pone la fua mano, Et itrrum di nuo: 
uo ti dico, che queSto tuo (tonfalitio è fatto ifta 
mati laffu",er iftaferafi farà quaggiù, che co 
me ho detto Dio a ha pofio la mano, 
Era molto meglio per me, &y più bonore di M, 
Domenedio s'egli baueffe pofio lamano in vna 
lettera che mi faceffe contare da un banco mille 
ducati, I 
O non celabù egli pofla , fe te ne fo dar quate 
tro millia in dore? i 
Lafciaternà finire Marefealco , io ti dico che pos 
tria nafcere vn' figlio femiris eius , che dale 
lo aluo materno potrebbe di quella pulcherria 
ma gratia che hà Alphonfo d’ Auolos, il'guas 
le con la fua Martiate,,t Appolinea prefene 
Ga, di fe parere frmie uudare , 7 lo carrimus 
virtutum , ac viticrum demonSirator, diffe. bee 
ne, dicendo che mentre le fua natia libera 
titare lo fpoglia nudo jin cotal atto rilue, e 
rifplende, più che non fee rella fua paupera 
tate il Romano Fabritio, benche verites odis 
Mm parits i 

Ei 


ATTO 

Cau, Nota, 

Con, Auerte, 

Mes.I4c, Attendi, 

Mar, Ionoto,ioauerto îo,attendo. 

Ped. Et chi 51 che non apprendeffe di quella flrenua 
eloquentia , con cui lo Inuitafimo Due di vre 
bino rag guagliando Carolus quintus Imperae 
tor delle Lali@ giornate , effequite dai militi 
Itali, Gallia , Hifpam, ex Germani, fece (ius 
pefacere fua maieftade e come il maffimo Fabio, 
S.D.Q. Rs raccontandoli con quale arte hanea 
tenuto d bada'il Cartuginefe Hannibale, 

Cau, Ei s’hà aff.bbiato la giornea, 

Ped, Made fine, ‘ 

Con Epurbellacofa il parlar de i dotti, 

Mar. quefli fono gli (pai. i 

Ped, Potriaappropinguarfi al continente Di Alefs 
fandro Medias, vno altro Macedone Magno, 
to al tremebundo Signor Giouann de Media 
terrorem hominumg Deumg, al Luaafco Pan 
lo fuo precettore , co: difcipulo , Et in boritne 
te,to' mn largitate allo Stampa Maffimiano, Ho 
ta pictoribus, atg Poetis: fi Poetislo Aebraiz 
co, il Greco ; il Latino, & il Volzar Fort: 
nio viterbienfe, 

Can = Vrifapevedì molti nominativi, 

Ped, —Egobabeoincatbalogo tuttii nomi Viroruni 
eo mulierum iluftrium,eo bogli apparati a men 
te, fi Poetis; porria effereil BE MBO pas 
cer peieridum, ò il Mol%a Mutinenfe che arrefta 


O VINTO 
fon la fuafiftola i torrenti 3 ò il culto Guidiccio» 
ne de Lucu,ouero il mellifluo Alamanno Floren 
tinus,ò il terfo Capello di Adria,n0 pure lo adgle 
feentulo Veniero , eccorelo il lepido Taffo, 

Mer, Chebdioa fareditanti nomi? 

Ped, —Aricamareene, perche fon Margurite , Viios 
ti Zaffiri, Lacinthi , eo Balafers Cò fi? E 
glifia il miracolofo Iulio Camalio che infonde la 
feientia come i deli, il Clariffimo BeaZZano Ve 
neto , € forfe un vmeo Aretino,eo vn Ioharm 
Pollio de Aretio , fermati, eccolo il faceto Firen 
Gola “eccolo il Fanfto, il quale hà tarta dottrina, 
che nen le porteria la fua quinquereme + Ecco il 
buon Antomo mezZebarba le cui leggi hanno 
fatto prantorto alle mufe, ouero Lodosico dol 
ce il quale horafiorifce leggiadramente. 

Con. = Voîmr parete un Piouano che ffoderi il Calene 
dario d i Contrdims 

Cau Ab, ch, ah, 

Mes.Iac, Ab, ab, abi 

Ped, Chetiparuedella Comedia recitata in Boloa 

gna a tanti Prencipi del Ric® è da lui compos 
fia nella prima fua adolefcena , con l’intitatios 
ne dei buor Greci er Latitt, 

Mar, Odiduoloripararatu. 

Ped, = Vedeflituin San Petruomio', la accademia Roe 

| mana ? nonti ammirafti del Ioio vne altro Lie 
nio Parauinus , un altro Criffo Saluflio, io is 
diil Tolomeo Claudio eruditiffimo armatio di 
fiientie  ivì conobbi il Cefano pin liberoche lo 


ATTO | 

arbitrio, fi como conofce il mondo il nofiro Gies 
iacobo Calandra , il noftro Statio, er il Faftis 
tello Don Honorato, Lumnare maius del 
Magnanimo San Benedetto de Nurfià, 

Cau, Noi cifiamo per fino a notte. 

Con Egliè fcappato, 

Mes.Iac, Ab, ab ab. 

Ped. Zitti, filentiumsfi pittoribus. 

Mar, Oimeche morte è queSla, 

Can, Ab,ab, ah, tria 

Ped, Si pittoribus,vn Titiano emalusnature è ins 
mo magiSter s fara certo fra Sebaftiano de Ves 
netia, diuiniffimo, Etforfe Iulio Romane caz 
rie ,0 dello Vrbinate Raphaeilo allumno + Et 
nella marmoraria fecultate , che douea dir pri: 
ma ( benche non è anchora deafa la preminens 
tia fua, )unme$o Michel angelo, un Iacopo 
Sanfauino (peculum fiorenti, 

Mars Signori io federò convoltralicentia , bor fegui 
tare la Comedia, 

Con. Ah,ah, 

Cau, Ab, ah,ab. 

Mes.Iac, Ab, ab, ch, ab. | 

Ped, Sed fotio, fede frate, fanta dubbio nella vittruz 
niale architettura ferà vn Baldefar de Sena ve 
tus ,un Serlio de Bononia docet , vn Luigi ame 
chim Ferrarienfe, inventore di integliare gli 
orientoli Crifiali, Eccolo in Armoma Adria: 
no, Sforfo di natura. Eccolo Pre Lauro, eco 
solo Ruberto, in ambalisbene fonantibusz 


O VINTO 
Ilio de mutina; co Marcantonio è Non lo 
alditu che egli già fuona come il mediolanens 
feFranafco , ex il Mantonano Alberto f &r in 
cerufia è già lo Efculapio Polo Vicentino è 
nel capitolio creato fuo cine dal Senato. 

Mar, Sonatei piuich’è fimto il primo atto, 

Can, ab, ah, ah,ah» 

Con. Ab,ab, ah, 

Mes.Iac, Ab,ah, 

Ped. Certo; certoeglibaneradi quella integritate 
di quella fidelitute, eg di quella capacitate, 
che bà il Signor Meffer Carlo da Bologna, 
Nel lacui prudenza fi quiefce lo arimo del Dw 
ca ottimo Maffimo , Altandem porria equipes 
rare lo imtegerrimo Aurelio , lo (}lendido Cae 
ualier Viento Firmano , &r forfi parteapè 
del la buona credenta , che hà non folo il Ces 
refara Ottruiano , ma tutti î Gentilbuomini di 
Corte di fua eccellenta , eo fendo femina che 
Dio, 

Mar. Me ne feampi, i 

Ped, Lovoglia, barà delle qualitati della famofifima 
Marchefa di Pefcara, 

Can = BHorafi chebifognerà legarnì, 

Ped, Perche? sabliama 

Gan = Percheappena Dio potria fare che donna alate 
na baueffe vna fola delle mille gloriofe parti fues 
Seben rinajceffe madonna Biancu del Conte Md 
fredi di Collalto;delle chi prefen% fi ineraniglia 
borail Cielo, fi coie gia fe merauigliò la terras 


ASTIT\O 
Con Ellaècofi nepotea egli effere marito di miglior 
mogliere ne ella mogliere di miglior marire. 
Mes.Iac, Voiditela verità. 
Mar, Corvedete cuius figure, chele voftre chiace 
chiere non danno in nalla. 
Ped. CertuomeSi che ella fu battata delle died mufes 
Can Dominele fon nove, fe gia non di volete mets 
tere la vofira Maffara, 
Ped, = Comenoue? faldi Cliovna ,Euterpe due, Ewa 
rania tre, Caliope quatuor, Eraro quinque,. 
Thalia fex, Venus fette, Pallasotto, o Mie 
neruanouem , verum eSi, o 
Mar, Rifonateipisial fecondo, 
Cas. Ab,ab, ah, 
Con. Ab, db, ah, ah 
Mes.Iac, Ab, ab, ab, ab, ah, 
Mar, = Nonbò mighada ridere io è queftafefa, 
Ped, = Perefferelamiacratione ex abrupto, non mi 
feordo di dirti che potria la tua fattrera banere di 
quella prudenta, di quella prefen& , to' di quele 
lamagnifienta, con cui le gentildonne Venee 
tiane fanno ftupire laftupendi(fima Venetia, 
Mai. Seiocredeffibauerevna figlia che fimigliaffe 
pure a vna loro.fearpetta vecchia , im ginocchio 
ra le daria l'anello, | | 
Céu. Lodarofia Macone, poicheteneè gita a puflo 
vna, 
Ped. HoraChriflodimal vi guardi Marefcalmo hos 
norando. 


Mer, Brigutaal pedagogo none hà darifpondere 


Com 


Pe d. 
Cao 
Mar, 
C4l, 
Con. 
Ca, 
Con, 
Ca, 
Con, 


Ped, 


QOVINTO 

gro , fe non che queefti figli che vuole che nafcos 
no del fatto mio , fendo mafchi potrebbeno effe 
re giocatori roffiari , ladri , traditori , poltrog 
ms fendo fervime alla mentrifta puttane. 
A riuedera. | 
Saldo qui: tu fei buomo, co ellaè donna di tal for 
ce ,che de ifigli, ey delle figlie, non è da {peo 
rarne fe non cofiumi , er virtù. | 
Prudentemente parlaSli ; quia perche, Arbor bo 
na , bonus fructus facit. 

Deglialtri buoma padri,ey delle altre buone ma 
dri, banno ii figliuoli peffimi, eo sò bene quano 
te corna hanno tre buoi, 
Andiamo in cafa tua, cy parlato che bauremo 
largamente fra noi sonfe(ferai per te ifleffo ch’ 
e ottima cofa il contentare, eg lo vbbidire il Sis 
guore, 

Bene , bene, 

Andiamo, 

Quel che piace alle Signorie vofire, 

Entri, V.S.Contr, 

Entri.V.S,Caualiere, 

_Non faro Conte, 

Non farò Caualiere» 

Pur la Signoria voSira, 

Pur la voftra. 

Cedant arma tege è 


Mes.lac. Vi fono fchiauo maeSiro che non fi flimano 


più tante lombardarie cortigiane |(pagrmole da 
Napoli, 


Vec + 


Car + 
Mat, 
Gent, 


Mat, 
Car. 
Mat, 
Car. 


at, 


Car, 


f_ —_g 


i NI PO 
VECCHIA, CARLO, paggiodel Did 
veftito da Spofa. MATRONA, 
GENTILDONNA,. 


La piu bella fefla del mondo , il Signore ha dato 
adintendere è tutta la Corte che da ‘iffafera mo 
glie al (uo Marefcalco , eo vedendo che ciafcue 
no il crede ci ha fatto veltire Carlo da fano in 
vece della Spofa che fi è data nome di dargli, ab, 
sh, ab, eccoli fuora, 
lo fccio miracoli , co dimafehio fon diuentata 
femina, ab, ah ,il Marefcalcomi hà a darla 
nello ab . ab, ah, 

Alla fe buona che ogni perfona credebbe chetu 
foffi vna fanaulla , al’arîa, alle parole , à imoe 
di, e all’andare ab, ah. 

Alla croce di Dio che voi dite il vero. To sò che 
le fue guancie non hanno bauuto bifegno di bel 
letto. 

Tu hai intefo come tu debbi tener gliocchi, 
Boffi cofiè 

Bene, 

Con latefia bumile , €9 chinata wn poco è que 
(to modo ché 

Si > (a fauio , vergognofo, & riuerente , & 
Come viene lo fpofo nouello affige gliocchi in 
terra, &9 non guardar mai niuno in vifo. Et 
fatta la diceria non dir di fi, fe non alle tre vola 


* ce fai? 


Madona fis 


Mat, 
Car, 


Con. 


= 


QVINTO 

Proyati yn poco. 
Con gliocchi cofi guardando in giù , con la boce 
cad quefta foggia, facendo le riuerente fi, tr 
cofi 5 alla terda volta rifponderò Signocor 
sii 

che mi venga la morce fe mai bò vifto fpofa far 
fi bene,ah, ab, af. 

Nonila guoftar con le rifa, 

Non dubitute, 


‘Nonti fcordar di mettergli la lingua in Bocci, 


che cofi piace al Signore, 


«Non mi fcorderò. 


Hora ecco la cafa del Conte, innanfi Matronas 
Pur voi Gentildonna, 

Pur voi Matrona, 

Ani vel 

Tocca a voi, 

AÒme tocca, che fonla più vecchia. 
‘An%i à me, che fon la (pofa, 

Cofi è,entrate (pofa,eo noi altre tutte infieme, 


CONT. CAVALIERE, MES, 
IACOPO. MARESCALCO. 
PEDANTE. 


Noi habbiamo commiffione,cofo che non di voe 
glia vemr per amore,di menartiai per fora» 

T% a perdonerai bifogna vbbedire il Signore , 
Daltre cofe fon bubbole, 


tod 


i x 
Mes.Iac, Se te ne incernien male non dir poi landò , 


ti 
' d 


Msr. 
Con, 
Mar. 


Cas. 


Mar. 
Mess, Idc, 


Ca, 


Mar, 


Con. 
Mar, 
Ped. 


Mar - 


Con, 


Anb, 


ATTO 

co filetto. 
Horfu vbbiditelo, amma% <atermi , auatemi d 
affanno toflo, 
Togli queftianelli , vno Smeraldo , &y vo Rue 
bino, i quali ti dona il Signore, 
Tal prò faceffetal donosa chi, 
Auiamoa paffo paffo fin che ordini il tutto, 
Voi andate alle nozte, &3 i0 alla piuflitia, 
Pyr dalle. 
Ecco la cifa del Conte entriamo, Et poi dinan 
Zi a quefta porta, in quefia bella piazZa vò che 
ta la (pofi ,4 ad che dopo mille anni fi dica qui 
{posò la buona memoria del Marefealco del Sie 

nor Duca madona tale. 
An%i fi dirà qui fù giuSlitiato il Marefealco "del 
Signor Dua1, bontà della fua fedel feruit la 
Non fante cofe, entrate Spofo, 
Io son mé curo di queSti honori, 
Bifogna feruare il decoro nelle occorrentie delle 
siii + Come etiam anchora effer verò io nel 
la oratiane , chefua Eccellentia me hà impofto 
che io feccia nel tuo matrimonio , entra igitur 
adunque , tamen niente dimeno entra Spofo, 
Berteg giatemà , fchertitemi, vituperatemi che 
lo fopporto , perche non poffo far altro. 
Vemee dentro tutti, 


AMBROGIO, M. PHEBVS, 


Prima vorrei Slare vanno fante melfa 
I predica, 


Phe. 
Amb, 
Phe. 


Amb, 
Ped. 


Amb, 
Phe. 
Amb, 


Phe. 


Am b, 
Phe, 
Amb. 
Phe, 
Amb, 


P he, 
A mb, 
Phe, 


amb, 


Phe, 


QVINTO 
predica s ey fanta vefpero che perder queflo pid. 
cere, . i 
cp ti dico io,fai tu aò cheio dubbiro? 

NO. 
Che non faccia vemire il Signore in collera con 
la fua oftinatione , ey che peradnon lo uca 


| alle forche, 


No?! caccia egli alle forche è dargli moglie. 
A me pare che lo cicci in Parad:fo è dargnene 
bella ,&g ricci, & Divilvoleffe che io entrafo 
fi nel fuo luogo, 
Deb bada a viuere, 
Come a viuere? 
A viuere fi, fe tu fapefi che cofa è moglie la 
fuggirehti come fa egli, 
Che cofa può ella effere? i 
Hoi tu mai hauuto il male amorofo? 
qual’è il mal amorofos 
Il franaofo. 
Perche gli dici tu amorofo? 
Perche nacque frale cofcie diommia vinat Ac 
mor, 
Et che farebbe hauer quello che hà quafi tutto il 
mondo , co bauendolo ti parria cheio fo(fi um 
ladro? 
Non dico per quello? 
Perche lo dia? 
Per farti con vna comperatione toccar con ma 
no che vofa È moglie, 
Hor viadi fafo+ 


Ambr, 


Amb, 


Rag, 


Amb. 
Bal. 


Phe, 


*-. Ade 

Lamoglie in vna cafa è come il mal franciofo în 
vn corpo,to fi come fempre al corpo hora duole 
vn ginccchio,hora vnbracao, et bora vna mio, 
Cofi nella cafa oue ella ftà fempre manca qualche 
cofa di quiere,et vn che ba moglie è fimile ad vn 
che hà ad che t'ho detto, pche,o che la fente rab 
biofa,o che latruoua ritrofa,o che la fiorge pom 
po(4,0 che la vede fecaofazne mai fù,ne mai farà 
marito che babbia moglie fenZa vn che ; 0 fenta 
vn ma.Si come anco nonfù mai buomo ne farà, 
che non refti,bauendo il male vniuerfale , fenta 
vn duolimi vn poco qui, co vn duolmi vn poco 
quà, ma non vedi tuil Ragazto,to' la Balia del 
Marefcalco? 


AMBROGIO RAGAZZO, 
BALIA, MES, PHEBVS. 


Che c’è figlio bello, faremo noi quefia pace, tr 
quelle noz%e? 

La pace e fatta, co le nez%e fi faranno , perche 
non mi potrei areccire a (lar con laltri, ey bene 
che egli m'habbia dato atorto non mi vo partir. 
da lui, 

Sauiamente, 

Cofî dico io,che non darei vna frulla di tutta la 
villamia chi mi ha detto, Perche me l’hò pure al 
leuaro,eo le fue nozfe di ripaaficheranno in fie 
me, 
E ‘chiaro. 


Bal, 
Amb. 


Phe, 


I Staf. 


SI ONIPNTT n 
Paffatagli la flix%4,è, meglio che il pane. 
Di gratia andiamo toflo a aò che non deffe que 
fto beato anello fenda noi, 

Andiamo per quefla ftretta qui , eo per l’ufcio 
dietro entreremo in cafa del Conte, 


STAFFIERE folo, 


Firdrà pur mai più il mogliazZo di quefto Mare 

fealco,tutto di bog gi fon trotturo in qua , er in 
la per lui, horache mi acconciaua per fare 
vna baffetta,a canallo a cauallo , il fignor mi ha 
comandato che io volando dica al Conte che adef 
fo faccia darle lo anello. quefta è la fua porta,lac 
friami buffar forte tic,toc,tac, 


FANTESCA del Conte, 
STAFFIERE. 


Ci è giù? © 
Fateuì alla fenefira. 
Chi batte è 


° Vno Staffiere del Signore, 


Che comandi? 
Voi fete amima mia? 
Si fperan%a. 
Dite al Conte che in quefto punto faccia dare l’a 
nello alla fpofa,che glielo comanda il Signore, 
Dirollo eb, eh» 
Che fofpiro fu quello? 
Gy 


ATT ® 

Wn fofpiro che vorria che tu l'haueffi a dare al 
la tua Giorgina. 
Son per offeruarui cò che vi ho pro meffo,ma ri 
«ordateni d: quella cofa, 

Alle none per Pufcio della flalla, fai È 

Si Signora, 

Alle noue intendi? 

Io bointefo , Reina delle Reine, 

Sputa tre volte. 

Cofi ferò Imperadora delle Imperatriai. 
Non ti lafciare inzannare dalle here, 
Ingunnare an cer delle anime? 

Ea qualcofa per non ti adormentare: 

Farollo Zucchero de i confetti € penocchiate 
dei marfapam. 

Le rioue non ti fi fcordino, 

Le non mifi fcorderanno latte delle gioncate, 
to fcatela delle gioie. Pigliate at bafcio 
che io vi auento , Gli hò pur dato la berta als 
la poltrona, e fuori pure le noue e le diea a lor 
pofte , che io non fono per andarli ,ma che man 
draè quefta , io andrò di qua. 


Con, 
Can 
Mar, 


Con, 
Can, 
Mar, 
Con, 
Cau 
Con, 


Rap» 
Bal, 


Ped, 


QviNTO 
CONTE, CAVALIERE, M, 144 
COPO, PEDANTE, M, PHEo 
BV S, AMBROGIO, MARESCAL 
CO, RAGAZZO, BALIA, MA: 
TRONA, SPOSA, GENTILDON 

NA, VECCHIA, 


Non c'è meglio che far buono animo, 
Cofi gli dico io. 
Se io hauefJi a morire vna volta fan%a moglie 
farebbe vna pietà, ma bauere a morir mille con 
efa è va crudeltà che puo mescurne quella dî 
Nerone, 
Ecco fuor la Spofa con vna bella ompanmia, ce 
gna ella è pur bella. 
OÈ Dio a chi corrono dietro le venture, 
Oime,io muoio,io fcoppio commen,(pirtum mes 
Ato, ato , sfibbiatelo,Marefcalo , 0 Mares 
falco, 
Quefto è ilpiù nuouo cafo del mondo , glialtri 
vedendo vna bella Donna rifafcitano , tr quefia 
more? 
Egli nonribà punto il fiato, 
Padroe raccomadateni alla Madona di SA Piero, 
S'egliefceditinto affanno fè voto di far dire 
ogm mattina l’oratione di Santo Aleffo dinans 
2 alla mia feala, 
Altaria fumant perche fine Cerere e Bacco friges 
C hi 


"9 


ATTO 
Venusynon ti perder fotio, ;o 

Con Bagnatelibenei polfi, 

Mar. Oimeilcore. 

Cau. = Sufo chenonc’è mal muno, 

Ped. Fumofità che vengono dal arebro, 

Bal, Comegliètornatilcolorprefto.. 

Rag.  ©'eglibailfodonaturale, 

Mar. Voifiate quiBalia, cr tuGiannico? 

Bal. = Iononguardoalle tue beflialità. 

Rag. Nonfitronanopertuttode i Giannicchi. 

Mar, Nonvibauea vifto Me(fer Iacopo, 

Mes.Iac, Non poffo mancarti peraò fon qui. 

Con. Hornon piùmò,facaemo quefto poffo. 

Cau, A quefta magnamma imprefa, 

Con = Maeflro,voifareteil fermone,ò lì menate quila 
Spofa,a ciò che fi compifca far hor la voluntà del 
Signore.Et tu Marefcalco farai contento d’ubbis 
dirlo,è vero? 

Mar, Signor nò, | 

Con Ochediraidifi,och’ioti fcannerò con queto» 

Cau Eglifcoppiafe nellafuafefia no fi fuona a morto 

Mar, = Nonni fate difpiacere che vi dirò perche nò pof 
fo torla. ‘ 

Con Perche? 

Mar, Tofono aperto, 

Cau, Serrati fetufei aperto ab,ah. 

Mar, = Dimadatenelamia Balia non uodire il mio rae 

zo. 

Bal, = Ionò vò queftabugiain fu l’anima,no è la veri 

Rag. HorcofiBalia,viuete fchetta, (tà 


Com 
Mar. 


Cau. 
Mat. 
Con. 


Mar, 
Ped, 


Con, 


Amb, 
Ped, 


OvINTO 
Non più fpofarie,fimamola boggi mai, 
Chiamatela qui, vemte oltra,per i miei peccati 5 
per i miei peccati, i, 
Venite donne con la fanciulla, 
Eccoci Signore, 


‘A noi maflro tocca di (polueriz3ar la cuntilena 
‘ dello (ponfalitio, ts, Can i 


| To fudo, er fonghiacaato, | 
La parfimoma del fobrio prandio nonmi meita a 
efpurgarmi,et però comincieremo latine, perche 
Cicerone nelle paradoxe non vuole che fi parliin 
volgare del facrofanto matrimomo, 
Parlateci più alla Carlona che voî potete, che il 
voftroin bus,et in bas è troppo fiuco ad intene 
derlo, na | 
Diceil vero la Signoria dd Conte, © 
Voi tu che io manchi della granità oratoria? pri 
ma poffeggiare vn poco, guardando bora in alto, 
bora in baffo alla Demofieniana-Silentium. 


In principio.creavit Deuscelum,to' terram , Pre 


terea oltradi quefîo formò pifces per equora, e 
inter aues turdos, co inter quadrupedes gloria 
prima lepus.Dico che Domenedio creato che heb 
be il ctelo,eo la terra,fe@e i pefci peri mari , gli 
vcalli per l’aria, & peribofchi gli caprioli, 
e gli ceruoli + VIterius.ad fimilitudinem fuam 
impafiò di cretula la femina, eo il mafeulo , pos 
Sieagli fiupilò,ideft gli copulò infieme,acaò che 
ficrefceffe,et multiplicaffe fine adulterio vfgeque 


fino a taro che fi riempiffino le fedie , che votaro 
È de 


UL 


Mar ‘ 
Ped. 


Mar. 
Ped. 


Spo, 
Mar, 
Ped. 
Mar, 


Rog, 
Con 


ATTO 

i fuperbi, ea profani feguaci di Lucifero, & fia 
principalicer lo buomo conculcante Leonem, €? 
draconem,&g lo fee animale rationale con il vi 
fo,con il tatto,ex-conglialtri fentimenti folum per 
che egli puffe differente nel gufto dallebeftie, & 
ideo lo coputò alia femina,nel Genefis doye trat 
ta di Adamo,er de Eua, Per la qual cofa la Ec@el 
lentiffima Signoria del fignor nofiro IluStriffta 
mo, copula va quefto momento il fuo celeberrimo 
Mef. Marefcalco qui con la formofa Madonna, 
cui alla quale mi volgo, tr dio, Piaceni formo 
fifimaMadonna pervoftro legittimo fpofo il Ma 
refcalo vnico difta eccellenn(fima eccellentia? 
O' Dio fulla muta. St 
Piaceni morigeratiffima Madonna pervoftro ma 
rito, perpetuo il fegneto Marefealco dello Eccellen 
tiffimo eo Iluftrif}imo Signor Dum Federico, 
Primo Duca di Mantoua? | 
Quefto ferebbe il miracolo, "d 
Piaceui delitiofifima Madonna per vofiro; fingu 
lar conforte in Marefcalco de nobilibus? 
Sinooor sii» i 
Cauamiquefl’altr'occhio 00 © 
Spectabili viro Domino Marefralco placetvobis, 
piac egli 2 voi per voflra fpofa,mogliere , done 
na,to' conforte Madò » 

Non vi hò io detto che non poffo perche io non f@ 
no aperto? i 
Ciancie,gliè chiufiffimo. 

O ‘vuoi dir fi,ò vuoi che io t'ammazzi 


Rao, 
Bal. 
Mar, 
Con, 
Mar, 
Cau, 
Cons 
Spo. 
Mat, 
Can 
Con, 
Ro Ea, 
Mar, 


Gens 
Mor, 
Spo, 

Mar, 


Ped, 
Mar, 


Spo. 
Mar, 


Con 
Cau, 
Con, 


QOVINTO 
Dite di fi padrone, 
Chi fignor,Conte, - |. 
Signor fi,io la voglio,la mi piace, mifericordia, 
Parla for te, 
La mi piace,;io la voglio,mifericordia, fignor fis 
Te Deum laudamus. 
Bafciateni nel metter lo anello, 
Vh, vh. | 
Mai non vidi la piu vergognofa, 
Parlatemi domanrà. 
Bafciala fù, 
Poffata, : 
La lingua ? io fon condo per le fefte , martire la 
faccia Dio che vergin non la potria farne Dio,ne 
la madre, oh,cornero io non bò potuto fuggire la 
tuatrifta aria, patientia, 
Ingratrcao, 
Va,eo fideti de i fignori 0,0,0,0, 
Debbo effere il beftiale buomo, 
Io vò pur veder che fpefa io bò fatta al mio die 
etto, 
Difpetrodiffe il Petrarara 
State falda,ftate ferma, fateni in qua , più, più è 
ftà molto bene. 
Ah, ah, ah, i 
©' caflrone, è bue,d bufalo , è feempio che io foe 
no,egli è Carlo paggio,ah,ah,ah< 
Come diauolo Carlo, 
Lafciaci vedere,egli è Carlo per Dio,ah,ab, as 
Adunque noi ci fiamo (lat 


Can. 
Am b, 


Phe, 
Ped. 


Bal, 
Mar. 


Bal. 
Pe d, 
Mes,Iae, 


Sta 

Corn, 
_ Cd 

Mar. 


Ped. 
Cons 


Ped, 


Re9, 


ATTO, 
Stati ci fiamo,ab,ch,ah, 
Hora fi,che di potiamo chiamare babbiowi Mas 
touari ab,gh,ah. 
Che cento nouelle ab,ab,ch, 
E mafculo?in fine nemo fine crimine viuit, 
Paryi che il rubaldone gongoli, 
A voflra poSta egli è meglio che io veggia ride 
re uoi per le bugie,chevoi pianger me per la eri 
tà, ci 
Mai nò fi puote cauarela ranocchia del patano, 
Efopo nelle fabule, 
Tu non brasi adeffo ab, ah, ab. 


STAFFIERE del Conte, 


Venite tuttiin cafa che la ana è in ordine, 
dopo cena finirete di ridere della burla, 

Prima la Spofa,oltra Madonne,cy voi Vecchia, 
Entratele dietro, 

Entro,poi che îo fono il quondam Spofo, venite 
Soty. 

0g animale fi vuol dar del quondam , come vr 
meccamico fuffe degno deffer chiamato quoda, 
eglibatari figrficati gfto quoda,egli ne batati, 
Che ciculate voi Maefiro? date vna licenta hec 
roica alla briguta,to poi venite a pettinare, A ne 
diamo Caualiere, 

Ne io,ne riuno mio parente fu mai barbitonfore, 
et fono vfoa eflere pettinato, to' nona pettinare, 
Ah, ah, dh, | 


Ped. 
Rag, 


Pe d è 
Rd Bo 
Ped, 


Pd 
Rag. 


Ped. 
Rag. 


Ped. 
Rag. 


Ped. 
Rag. 
Ped. 


QO VINTO 
Di che ridi tu afinellalo ? 
Rido che nen fete pratico al foldo, perche pettte 
ne in campo vuol dir mangiare a fcroco, 
Certo è | 
Certiffimo, 
Homero,il padre de gli noftri Fludigrea,morio 
per viad’un fimile emioma.Ti ringratio che mé 
hai aperto vna cofiftrania cifera che non la inten 
derebbe Auerrois. 
Non fono io dotto 
Tu hai vno fpeculante (pirto và dentro che ato, 
cito venio. | 
Efpediteni toffo, fe nonmangiarete coni guanti, 
Come mangiarò con i guanti fe io non gli bò? 
Voglio effer pagato fe volete cheio vi infegni 
quelt'altra, 
Non a rifnuellaremo, 
attendete cofti,co dite mal delle mogli,che ogn 
uno vi farà fchiauo, a 
Si ? 
Meffer fi. 
A' cattar gratia con gli audienti mi hà auertito 
il famulo,<o mi piace, perche a offeruareil deco 
ro nel dar congedo alle brigate, bifogna diffua 
dere il matrimomo , fi come io l’hò fuafo nele 
la oratione nuzZiale , co cogito come debbo fa 
re, iolo penfo, io l’ho penfato , ecco ioloefpli 
Di, i 


Spettatori noi deflimao fouente Deo,cée gli fludij 


vacano coporre vna COedia nel fucceffo del Ma 


ATTO 

refealco cò quatro dif}ure,nella prima tratturo 
della felicitate di coloro che fonrimafi fa%a lame 
gliere, Nella fecoda difcorreremo la ifelicitate di 
quelli a i quali ella morir non vuole, Nella ters 
< nerraremo della ruina che viene in fù gli hos 
meri, in fù le (palle a chi ld deue torre, quar 
to, e vitimo , concluderemo la beatitudine di 
quelli che non l'hanno , non la vogliono, gr non 
Vhebbero mai, ISto interim, che volea io dire? 
ricordatemelo voi,io volea dire,a,a,io lho pefca 
to, ifto interim. Valete, &y plaudite, 


FINI _$, 


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